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Le foto di Vincenzo Castella prendono vita nell’orto botanico di Padova

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Vincenzo Castella ha raccontato con la fotografia la città di Padova e dei suoi magnifici tesori, realizzandone un libro. Ora queste fotografie sono in mostra all’Orto botanico di Padova a seguito di una sperimentazione: trasferire una sequenza di immagini fotografiche dal formato libro a quello espositivo. Operazione solo apparentemente ovvia.

Orto botanico. Ventaglio di foglie della palma del viaggiatore (Ravenala madagascariensis Sonn.). Copyright Vincenzo Castella
Orto botanico. Ventaglio di foglie della palma del viaggiatore (Ravenala madagascariensis Sonn.). Copyright Vincenzo Castella

Il libro di Padova: la fotografia racconta la città

Vincenzo Castella ha realizzato tra il 2020 e il 2021 una serie di fotografie raccolte ne Il libro di Padova, volume edito da Silvana Editoriale su commissione di Hermès Italie. Un progetto che rientra nell’ambito della collana di libri fotografici nati come omaggio alle città italiane dove la maison è presente.

Lontano da ogni forma di evoluzione dello stile, il lavoro di Castella è legato alla riduzione sistematica del repertorio e della sintesi del linguaggio.

La mostra di Vincenzo Castella all’Orto botanico di Padova

La mostra all’Orto botanico propone una selezione di quaranta immagini. Nulla a che vedere con un itinerario nella città, né con la presunzione di un’indagine sociale e territoriale.

Nel volume (e, in modo originale) nell’esposizione, Padova è mostrata attraverso quattro temi:

  • l’Orto botanico, o più in generale il mondo vegetale;
  • la pittura, principalmente gli affreschi, conservati nelle chiese, nelle cappelle, negli oratori, nei battisteri, nei palazzi, ma anche cori, altari, fregi, sculture;
  • l’architettura, che l’artista non descrive, non legge, ma che lascia emergere come spazio interno (tranne poche eccezioni), come possibilità del movimento, definizione di un ambiente e di un luogo;
  • l’Università, con la sua storia che è un nodo cruciale della cultura europea.

Non si tratta di sezioni isolate ma, al contrario, di una trama, visiva e concettuale, con andate e ritorni, salti improvvisi e spostamenti quasi impercettibili, che nasce dalla ripetizione e dall’accostamento di realtà separate, secondo il principio che solo le cose incomparabili sono davvero comparabili.

Le immagini si presentano in due soli formati: uno panoramico (aspect ratio 3:1), stretto e lungo, usato in orizzontale e in verticale, con scatti ravvicinati e accostati tra loro; uno quasi quadrato (aspect ratio 4:3), che appare in pochi momenti precisi, necessari, come un’apertura improvvisa dello sguardo.

Orto botanico. Fra aloe, sansevierie ed euforbie della serra arida africana. Copyright Vincenzo Castella
Orto botanico. Fra aloe, sansevierie ed euforbie della serra arida africana. Copyright Vincenzo Castella

La mostra, ripensata per far vivere emozioni negli spazi dell’Orto

Se nel libro le fotografie si adattano alle dimensioni del formato, nella mostra ridefiniscono lo spazio che le accoglie e soprattutto creano percezioni differenti. Un quadrittico del Martirio e trasporto di San Cristoforo di Mantegna e un trittico degli affreschi del Battistero di Menabuoi, per esempio, sono stampati in carta leggera di grandi dimensioni, appese liberamente alle pareti come fossero striscioni. Altre immagini in medio formato sono invece incorniciate in modo più tradizionale. E ancora i video, che sono dei movimenti all’interno delle immagini, presentano un’ulteriore possibilità della visione.

Ogni opera non è soltanto la restituzione fisica dell’immagine fotografica, ma una macchina che attiva diverse possibilità dello sguardo, e la relazione tra le opere che si crea nello spazio spinge lo spettatore a un’esperienza estetica su molteplici livelli, dal contenuto, allo statuto dell’immagine, alla relazione con le immagini nella società di oggi.

Curiosità sull’Orto botanico di Padova

L’Orto botanico dell’Università di Padova è il più antico orto botanico universitario al mondo ad aver mantenuto la sua collocazione e la sua architettura originarie. 

Fu fondato nel 1545 nel cuore di Padova, con lo scopo di consentire agli studenti universitari di imparare a riconoscere le piante medicinali e ad usarle per scopi terapeutici. Oggi ospita più di 6.000 esemplari e 3.500 specie all’interno di una superficie di 3,5 ettari.

L’Orto antico è caratterizzato da un’affascinante struttura a forma di cerchio con inscritto un quadrato, suddivisa in quattro quadrati più piccoli (i “quarti”) da due viali perpendicolari, e racchiusa da mura perimetrali. Ogni quarto deve il suo nome alla sua pianta più rappresentativa: magnolia (sud-ovest), ginkgo (nord-ovest), tamerice (nord-est) e albizzia (sud-est). Gli esemplari delle piante sono disposti per categoria all’interno di aiuole di forma geometrica, specifica per ogni quarto, andando a rappresentare un catalogo ideale del regno vegetale.

L’Orto antico ospita collezioni tematiche (piante medicinali, velenose, piante rare del Triveneto, flora dei Colli Euganei), ricostruzioni di ambienti naturali (come la roccera alpina e la macchia mediterranea), piante insettivore, succulente, acquatiche e ornamentali, senza dimenticare le piante storiche come la “Palma di Goethe” (1585), la più antica dell’Orto.

Un orto Patrimonio Unesco e garante della biodiversità

Nel 1997 è stato inserito nella lista dei siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO con la seguente motivazione:

L’Orto botanico dell’Università di Padova è il primo orto botanico del mondo e rappresenta la nascita delle scienze, degli scambi scientifici e del rapporto tra natura e cultura. Esso ha largamente contribuito alla nascita di numerose discipline scientifiche moderne, quali la botanica, la medicina, la chimica, l’ecologia e la farmacologia.

Nel 2014 l’Orto botanico di Padova è stato ampliato con la costruzione del Giardino della biodiversità, costituito da cinque grandi serre a basso impatto ambientale nelle quali è possibile compiere un affascinante viaggio attraverso i biomi naturali del pianeta – dalle aree tropicali a quelle sub-umide, dalle zone temperate ai deserti – esplorando al contempo il millenario rapporto tra le piante e gli esseri umani.

La palma di Goethe

La palma nana fu messa a dimora nell’Orto botanico nel 1585, e attualmente rappresenta la pianta più antica. È nota come “Palma di Goethe” da quando il poeta, dopo averla osservata nel 1786, ne trasse ispirazione per formulare l’intuizione evoluzionistica del Saggio sulla Metamorfosi delle piante, pubblicato nel 1790. Goethe rimase particolarmente colpito dalla struttura delle foglie: quelle basali sono infatti intere, mentre quelle intermedie iniziano a dividersi lungo le nervature, fino a sfrangiarsi in un ventaglio di lacinie lineari nelle foglie superiori. 

La palma è ospitata all’interno di un’apposita serra ottagonale nella Porta nord, nel quarto delle piante medicinali, che fino al 1935 aveva una struttura lignea. Questa protezione le ha permesso di sviluppare vari fusti che raggiungono un’altezza di circa 10 metri, per cui venne a lungo indicata come Chamaerops humilis L. var. arborescens (Pers.) Steud., varietà non più riconosciuta dalle moderne flore.

La serra è stata restaurata nel settembre 2015, usando materiali e soluzioni tecniche moderne ma preservando le caratteristiche originarie.

Orto botanico. Quarto dell’Albizia. Copyright Vincenzo Castella
Orto botanico. Quarto dell’Albizia. Copyright Vincenzo Castella
Vincenzo Castella. Il libro di Padova. La mostra
DoveOrto botanico, via Orto Botanico 15, Padova
Quando11 novembre 2022 – 08 gennaio 2023
Orari
Ingresso
Infowww.ortobotanicopd.it
The Mammoth's Reflex
The Mammoth's Reflexhttps://www.themammothreflex.com
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