The artist is not present: in mostra a Pordenone opere create dall’intelligenza artificiale

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The artist is not present è il titolo della mostra a cura di Paola Bistrot ospitata a studiovivacomix di Pordenone.

Tanuki underwater landscapes unrealistic karel thole vintage
Tanuki underwater landscapes unrealistic karel thole vintage

L’Intelligenza artificiale è arte?

L’esposizione, a cura di Paola Bistrot e prodotta dall’associazione culturale Viva Comix, è di impellente attualità. Se agli inizi degli anni Venti vi fu un trauma “nelle condizioni naturali della visione e più in generale della percezione sensibile” (Benjamin, 1935) con quelli che al tempo furono definiti i nuovi media, tra cui fotografia e cinema, il progresso nella frontiera dell’image making degli ultimi decenni ci presenta ambienti sempre più immersivi, scardinando la stessa definizione di immagine. I nuovi media e nuove forme culturali di oggi sono videogiochi e mondi virtuali (Manovich, 2001). Luoghi artificiali, dunque, evoluzione informatica della Computer Vision, provenienti dai laboratori di ricerca nell’ambito dell’Intelligenza artificiale e della Robotica degli anni Settanta.

La sagace questione che affronta questa affascinante mostra è: le immagini prodotte attraverso l’Intelligenza Artificiale possono essere considerate artistiche? È l’annoso dilemma dell’animato nell’inanimato nella raffigurazione artistica, il sogno dell’immersività in filosofia, con Narciso, colui che si immerge letteralmente nella sua immagine, incapace di distinguere il “carne e ossa” della realtà al punto di annegarci dentro. E cos’è il nostro smartphone se non la combinazione tra un’invenzione mediale e l’intenso desiderio di immersione? Siamo nell’era della simulazione: grazie al computer l’uomo occidentale è diventato l’homo game (Pecchinenda, 2003). È un essere ibrido che ha cambiato l’immagine di sé stesso, tanto che i nostri dispositivi includono una componente AI engine o Intelligenza Artificiale.

Tanuki remains of combat robots abandoned on desert planet rust
Tanuki remains of combat robots abandoned on desert planet rust

Infatti, forse non tutti sanno, ma le fotografie che produciamo con i nostri dispositivi e che quasi ossessivamente carichiamo sulle nostre piattaforme social, sono anche uno dei prodotti utili all’AI per la dinamica del suo sistema. The artist is not present è, dunque, un insieme di immagini ottenute da un’app virtuale che comanda alla keyword (parola chiave) dell’uomo. La codifica per aree semantiche rielaborate da una “casualità pilotata” tramite il fenomeno della recirculation delle immagini che a migliaia vagabondano nel web (Baldacci, 2019), spesso creano la condizione del déjà vu, una condizione che Jentsch e Freud definirono unheimlich o perturbante.

Dunque cos’è questa intelligenza artificiale (AI)? È una tecnologia informatica innovativa in cui l’uomo interagisce con la macchina (la keyword) e le macchine tra di loro (la manipolazione di immagini). Tra le applicazioni specifiche dell’IA vi sono sistemi come l’elaborazione del linguaggio naturale, il riconoscimento vocale e la visione artificiale.

Il problema principe che solleva l’utilizzo di immagini prodotte da un AI è il dibattere a chi possa appartenere la proprietà e i diritti delle immagini rielaborate da tale sistema, tanto che sempre più si leggono notizie che pongono interrogativi sul confine giuridico della tutela delle opere create dalla AI.

Tanuki remains of dead astronatus destroyed fighting spaceship
Tanuki remains of dead astronatus destroyed fighting spaceship

Eppure non è un meccanismo inedito nella cultura visuale. A ben vedere nella storia dell’arte contemporanea, noti sono i casi di appropriazione (détournement) da parte di artisti di immagini appartenenti ad altri, come ri-significazione di un atto artistico provocatorio o semplicemente di scherzo. Tra essi, vi è il caso del Rotolo di Pittura industriale (1958) invenzione dell’artista Pinot Galizio nel Situazionismo. Poi, Marcel Duchamp, uno dei padri dell’arte contemporanea, che diede un nuovo significato alle cose trasformandole in arte. Stabilendo una “nuova” cornice rese noto il suo famoso e provocatorio orinatoio divenuto Fontana (1917). Nel suo readymade rettificato dal titolo L.H.O.O.Q. (1919) aggiunse i baffi “profanando” la Gioconda.

Vi è inoltre, il richiamo alla cultura fotografica dell’Avanguardia di Weimar, con il fotomontaggio di Raoul Hausmann (1886-1971) e Hannah Höch (1889-1978). Anche il collage, utilizzato dal cubismo, da sempre re-impiega le parti ricavate da opere e stampati. Non meno fece László Moholy-Nagy, che dettava al telefono i suoi progetti, realizzati in effetti a distanza. Nei rimandi storici appena proposti, al centro vi è l’atto creativo, che è sempre una riflessione intima e concettuale nella stessa realizzazione dell’artista, un approccio che restituisce senso e funzione dell’opera.

underwater
underwater. Courtesy studiovivacomix

Nell’opinione della curatrice Bistrot, questo sistema non è da demonizzare, anzi è da studiare. Le questioni che dibattono sulla riflessione dell’AI sono importanti e anzi sono da ampliare anzitutto nel campo artistico, poiché sebbene possa avere la parvenza di espediente alla produzione di immagini, musiche e testi, sono cardine di creatività. Forse il problema centrale, invece, è l’utilizzo inconsapevole che l’utente ne fa senza sapere quali possano essere le conseguenza. In questo senso: cosa si può dire a questo proposito? Quanto lo strumento è funzionale alla nostra vita o noi siamo funzionali a lui?

Ecco, dunque, il significato nel titolo della mostra “The Artist Is Not Present”. L’artista è assente, chi ha realizzato le immagini è sconosciuto e il suo atto è stato momentaneo. Una prodigiosa azione, di breve durata, iniziata e conclusa.

È un’opera impeccabile per dividere le opere completamente da chi le ha prodotte, incluso il sistema di programmazione che le messe assieme. Nel dilemma che si chiede Bistrot, se queste immagini le possiamo considerare interessanti rispetto al nostro percepire, sostiene: “Hanno un senso che le fa aderire al contemporaneo e spingerci a chiederci cosa succede quando possiamo sganciarci dalla virtualità e approdare a un luogo reale, a una comunicazione reale a un dialogo tra persone che si incontrano e vivono insieme una esperienza estetica, l’unico livello veramente trascendente”.

La mostra offre una visione e funzionalità a tutto tondo dell’AI con la visione virtuale.

The artist is not present
DoveStudiovivacomix Via Montereale, 4b (primo piano) 33170 Pordenone
QuandoFino al 17 marzo 2023
Orarisu appuntamento scrivendo a info@vivacomix.com
IngressoGratuito
Infowww.vivacomix.net
Terry Peterle
Terry Peterle
Nell’ambito della fotografia il suo interesse e i suoi studi si sono rivolti prevalentemente nella cultura e linguaggio fotografico, e con particolare interesse segue lo sviluppo e le diramazioni dello stesso nella fotografia attuale.

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