Dove finisce il lago, il racconto fotografico del Garda che cambia

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S’intitola Dove finisce il lago la nuova mostra del collettivo TerraProject al Museo di Riva del Garda, sede principale del MAG Museo Alto Garda.

L’esposizione, curata da Giovanna Calvenzi, rappresenta il capitolo più recente del progetto pluriennale Sguardi gardesani, avviato nel 1997 per interpretare i paesaggi dell’Alto Garda e
la società contemporanea.

Un gruppo di amici lungo la strada che da Arco sale a Tenno © TerraProject

Una mostra che racconta come cambia il paesaggio del Garda

Come anticipato, Dove finisce il lago costituisce il più recente reportage fotografico del pluriennale progetto Sguardi gardesani, nato nel 1997 dall’allora Museo Civico di Riva del Garda
grazie a un’idea del direttore Gianni Pellegrini. Lo scopo era quello di produrre
materiale utile a registrare le trasformazioni del paesaggio e le peculiarità della società
contemporanea.

L’edizione di quest’anno è curata da Giovanna Calvenzi, responsabile dell’Archivio Gabriele Basilico di Milano, photoeditor e autrice di numerose pubblicazioni di fotografia contemporanea che aveva già coordinato le ultime due edizioni di Sguardi gardesani nel 2017 e 2019. Il lavoro, invece, è stato affidato alla sensibilità del collettivo fotografico fiorentino TerraProject, nato nel 2006 e composto da Michele Borzoni, Simone Donati, Pietro Paolini e Rocco Rorandelli.

L’abilità dei TerraProject nel leggere sia la dimensione del paesaggio che quella umana permette loro di percepire dove finisce il lago, ma anche di raccontare dove inizia la vita delle persone, come si presentano, cosa stanno facendo. Per questo motivo, in continuità con la loro ricerca e con la loro collaudata metodologia narrativa, questa edizione di Sguardi gardesani si focalizza maggiormente sulla dimensione umana e sui differenti contesti antropici individuati mediante un dialogo costante tra il Museo e la comunità. Dove finisce il lago è quindi un reportage paesaggistico-antropologico che supera la visione più immediata e conosciuta dei luoghi, con lo scopo di mettere in risalto l’elemento umano e i diversi contesti nei quali si vive la quotidianità.

Leonardo Marosi, 21 anni e Karina Horyayev, 20 anni, Arco © TerraProject

Il lago e le sue persone

Le attività legate al lago, e al turismo in generale, rappresentano solamente una tessera di un più articolato mosaico sulla società attuale, composto dalle connessioni che si sviluppano tra gli individui e le loro attività con i luoghi frequentati. Proprio le persone sono state messe al centro di questo progetto sin dalle prime fasi, mediante un approccio partecipativo che ha permesso di individuare e raccontare specifiche situazioni di interesse: il lavoro, lo spazio ricreativo, gli ambiti religiosi, i luoghi di ritrovo e i modi di abitare il territorio.

Queste istantanee dialogano con le fotografie più ampie del paesaggio naturale e antropico, mettendo in risalto quelle relazioni che si generano tra uomo e ambiente.

Come ha scritto Giovanna Calvenzi nel saggio che accompagna la mostra “sarebbe stato facile per i fotografi fiorentini mettersi idealmente davanti alla finestra per ammirare i magnifici paesaggi lacustri e guardare il lago di Garda e le montagne che lo circondano. I quattro autori di questa campagna fotografica, invece, hanno optato per una soluzione diversa, scegliendo almeno inizialmente di considerare il lago, ma marginalmente, preferendosi concentrare prevalentemente su chi i paesaggi li vive ogni giorno, su chi li abita, su chi ci lavora, su chi ci cresce dentro.

Il territorio del Garda diventa quindi il contesto nel quale vivono e operano persone che dopo l’indagine dei TerraProject entreranno nella storia del luogo, persone che sanno che il lago è là in fondo, ma che hanno accettato con grande generosità di diventare protagoniste e protagonisti di una narrazione d’autore”.

Sguardi gardesani: il progetto

Tra le molte iniziative condotte dal Museo Alto Garda per indagare il territorio altogardesano e la società contemporanea, ha riscosso particolare apprezzamento il progetto fotografico Sguardi gardesani. Il progetto è nato nel 1997 e ha coinvolto importanti autori contemporanei di fama internazionale. Nel corso di oltre vent’anni di attività sono stati organizzati differenti cicli di percorsi fotografici di carattere paesaggistico-antropologico sull’Alto Garda nei quali veniva
dedicata particolare attenzione agli aspetti della trasformazione del territorio e del tessuto urbano e sociale.

La prima fase del progetto, sviluppata nel decennio 1997-2007, ha coinvolto dieci fotografi i quali, in un confronto a due, hanno documentato e indagato attraverso le loro visioni diversi aspetti del paesaggio gardesano. Nell’ordine: Gabriele Basilico e Massimo Vitali, John Davies e Martin Parr, Vincenzo Castella e Toni Thorimbert, Jordi Bernadó e Luca Campigotto, Mimmo Jodice
e Bernard Plossu.
Il progetto è stato poi ripreso nel biennio 2016-2017 con il rinnovato nome di Nuovi
sguardi gardesani e la partecipazione del collettivo Riverboom, composto da Paolo Woods, Edoardo Delille e Gabriele Galimberti. I fotografi, con la curatela di Giovanna Calvenzi, hanno realizzato tre personali narrazioni del paesaggio umano e naturale dell’Alto Garda, frutto delle diverse suggestioni individuali e artistiche di ciascuno. Nel 2018, in occasione delle celebrazioni della fine della Prima guerra mondiale, il progetto è stato poi affidato a Paolo Ventura che ha costruito una poetica storia che ripercorreva gli eventi bellici e il coinvolgimento con il territorio.

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