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Tra industrie abbandonate e città: l’architettura vista dai grandi fotografi in mostra a Modena

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di Frank Gozzi 

 

MODENA. Le campagne emiliane, le piste da ballo e le discoteche, il centro di Modena, di nuovo le periferie, le architetture, gli edifici industriali abbandonati. Quello di Gabriele Basilico, fino al 26 gennaio in mostra nella sede del Palazzo Margherita, è un lavoro sul territorio. Tanti scatti in bianco e nero, circa un centinaio, che raccontano l’evoluzione del territorio e della sua società, che raccontano l’evoluzione del lavoro del fotografo.

 

 

Gabriele Basilico Dancing in Emilia 1978 stampa alla gelatina d'argento © Gabriele Basilico Raccolta della fotografia della Galleria civica di Modena
Gabriele Basilico Dancing in Emilia 1978 stampa alla gelatina d’argento © Gabriele Basilico Raccolta della fotografia della Galleria civica di Modena

 

Un lavoro che ha interessato anche la città di Modena grazie quelle 25 fotografie realizzate da Basilico per il Comune e l’istituto per il Beni Culturale della Regione Emilia Romagna, in cui il fotografo ha raccontato Modena nei suoi servizi (scuole, università, parchi, ospedali, chiese). Quegli scatti fanno parte dell’esposizione e raccontano, con oltre alla storia urbana di una città, i suoi mutamenti politici, sociali, economici e culturali. In mostra, poi, c’è anche un progetto, commissionato dalla rivista “Modo”, per raccontare il “popolo della notte” emiliano raccontato da Basilico nei suoi tratti curiosi tra ritratti di ragazzi e colpi d’occhio sulle architetture. Un fenomeno di massa che il fotografo ha raccontato a modo suo esaltando ritratti, usi, costumi e il lato umano del fenomeno. Una parentesi che Basilico abbandonò presto per concentrarsi poi, di nuovo, sulle architetture. In mostra, ancora, nella sede del Palazzo Margherita, ritroviamo grandi scatti sugli edifici abbandonati.

 

Gabriele Basilico Modena, Ex Mercato bestiame 2001 stampa alla gelatina d'argento © Gabriele Basilico Raccolta della fotografia della Galleria civica di Modena
Gabriele Basilico Modena, Ex Mercato bestiame 2001 stampa alla gelatina d’argento © Gabriele Basilico Raccolta della fotografia della Galleria civica di Modena

 

Un bianco e nero potente, a tratti travolgente, narrativo; un reportage a caldo che fa emergere il lato “umano” delle architetture e delle città. Dice bene Silvia Ferrari che, nella sua introduzione al catalogo della mostra, di Basilico scrive “considerava la città come un grande corpo fisico, un organismo vivente, talvolta in grado di svelare strutture antropomorfe di cui il fotografo poteva individuare punti sensibili, parti in trasformazione e in crescita, aree sofferenti”. E aggiunge, Pietro OrlandiCome in tutto il suo lavoro, anche in questo caso le immagini di Basilico mostrano le loro radici nel profondo del Novecento italiano, nella cultura artistica e architettonica milanese. Per Basilico, antico e moderno, popolare e nobile si mescolano l’uno con l’altro, tutto è buono, e come per Benjamin, ogni città è bella”. Una mostra multidisciplinare se si considera che, a fianco delle fotografie, c’è spazio anche per il documentario di Saverio Cantoni, “Gabriele Basilico. Pratica dello spazio”, una delle ultime interviste rilasciate dal fotografo milanese nel suo studio di Milano, e per “Gabriele Basilico” il film documentario realizzato nel 2009 dalla casa di produzione video Giart (in collaborazione con Contrasto).

 

 

E non è finita qui. L’evoluzione dell’architettura, alla galleria civica, ritorna anche grazie al racconto di altri grandi fotografi. Contemporaneamente e Basilico, c’è anche la mostra “Macchine per abitare” con 120 tra fotografie, disegni e progetti d’architettura, anche utopistica. In particolare, in mostra anche 40 fotografie con opere di Franco Fontana, Luigi Ghirri, Olivo Barbieri, Mimmo Jodice, Andrè Kertész e Paolo Monti che si pongono di fronte all’architettura considerandola un luogo del quotidiano. Tra giochi di luce e prospettiva, elaborazioni al computer, ogni fotografo gioca a modo suo con l’architettura mostrandone il lato più intimo e soggettivo, restituendo al visitatore una nuova ed inconsueta lettura della città, uno spunto per riflettere sulla sua evoluzione e sul suo futuro.

 

 

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