SAVIGNANO SUL RUBICONE. C’è proprio da dirlo: questa edizione (la 2015) del Si Fest Off è stata forse una delle più belle; peccato sia durata un solo week end. Un’unica location, Palazzo Don Baronio, in cui trovare tutti i progetti selezionati per l’off e alcune sedi dislocate vicinissime giusto per non perdere il filo conduttore del tema di quest’anno (Il Futuro della Memoria).

 

 

 

 

Palazzo Don Baronio ci ha accolto con una bella mostra già all’ingresso: “Images of Identity” di Michela Benaglia; un primo capitolo di un progetto a lungo termine su ‘minoranze e identità individuali in relazione ai governi e alle istituzioni’. In mostra scansioni di negativi di Polaroid utilizzate per le carte d’identità (diventate obbligatorie in Uganda nel 2009). Le persone ritratte possiedono l’unica copia originale e, scrive la Benaglia, ‘questa probabilmente è l’ultima immagine che avranno stampata di sé prima di ricevere la loro carta d’identità’. Il primo documento fu emesso soltanto nel 2011 e dall’introduzione dell’obbligo del documento in Uganda, tre anni dopo, erano state emesse solo 400 carte d’identità.

 

 

 

Verso il primo piano, le mostre sono poi perseguite con i ritratti delle dieci ragazze di ‘ideanti-kit’ di Francesca Loprieno, il progetto-ricordo “Gli occhi di Alice”, fino all’ingresso del primo piano con tre sale destinate a diversi progetti che indagano, con fotografie o installazioni, il tema della memoria inteso come ‘un tempo in cui ogni cosa si trasforma in un labile passaggio, forte è il desiderio dell’individuo di rimanere’.

C’è chi ha scelto di riprendere il tema della memoria basandosi sui temi famigliari (come Francesca Cesari e il suo progetto sui ritratti famigliari ‘Siblings’ o come i ‘Territori Familiari’ di Maria Vittorio Gozio che, però, ha preso un po’ troppo spunto da progetti già noti). Sempre sui ricordi anche l’installazione della Adriana Iaconcig che ha sovrapposto strati di plexi in cui sono stati stampate vecchie fotografie, vecchi scritti e carte da parati.

 

 

Al terzo piano poi la memoria viene esplorata nel suo risvolto sociale come Sguardi di donne sul Mediterraneo di Cristina Mastrandrea, Michela Fabbrocino e Zoe Vincenti e territoriale come Atomic City di di Francesco Biasi e Chiara Bandino.