Guido Cecere e Alessandro Quinzi raccontano Oscura Camera di Scabar

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Guido Cecere e Alessandro Quinzi, curatori della mostra Sergio Scabar. Oscura Camera (1968 – 2018), raccontano l’antologica aperta fino al 13 ottobre ai Musei provinciali di Gorizia.

Sergio Scabar, la mostra

Oscura Camera è la prima e straordinaria retrospettiva che celebra la fotografia di Sergio Scabar. La mostra, promossa dai Musei provinciali di Gorizia in collaborazione con Studio Faganel, è esposta a Palazzo Attems Petzenstein.

Scabar è molto conosciuto per le sue nature morte, dove si nota una forte ispirazione morandiana.

Fotografo riflessivo ma fortemente sperimentale, Scabar ha accompagnato il suo percorso visivo ad un linguaggio decisamente contemporaneo.

Il percorso espositivo mostra 300 immagini che esplorano, in ordine cronologico, l’intero patrimonio fotografico dell’artista, suddiviso in due fasi. Una prima parte dedicata alla presenza della figura umana nel reportage e una seconda parte dedicata all’oscurità.

mostra scabar gorizia
foto fb musei provinciali gorizia

Una mostra divisa in due parti

Nella prima parte, dedicata alla figura umana, troviamo la sequenza fotografica scattata all’interno dell’ospedale psichiatrico di Gorizia. Si tratta di una serie di fotografie scattate nel 1976 e arricchite in mostra dal documentario “Sergio Zavoli incontra Franco Basaglia: i giardini di Abele” realizzato da Zavoli nel 1968.

Cinquanta immagini occupano un’intera sala e descrivono questa fase fotografica dell’autore, tra cui quelle tratte dal progetto Autoanalisi del 1978. Qui una serie di autoritratti dell’artista sottoposto ad interventi meccanici e chimici che via via vedono l’immagine quasi distruggersi, una metafora concettuale di auto-analisi.

La seconda parte della mostra, invece, accompagna lo spettatore in alcune sale allestite in semioscurità. La Oscura Camera – il luogo materico di realizzazione fotografica-, che vede una lunga ed interessante serie di immagini riprese all’interno a partire dal 1986.

Le immagini sono sempre più concettuali e lo sguardo del fotografo è sempre più centrato sull’inquadratura, non solo come visione finale ma anche nell’intermezzo di stampa da lui stesso realizzata. La percezione materica dei soggetti, con una suggestiva fluidità spirituale ripresa sia in bianco e nero che a colori, è la filosofia che guida Sergio Scabar verso il suo “silenzio di luce”.

mostra scabar gorizia
SILENZIO DI LUCE, 2007 STAMPA ALCHEMICA AI SALI D’ARGENTO APPLICATA SU CARTONCINO, IN CORNICE ALCHEMICAL PRINT MOUNTED ON CARDBOARD, FRAMED Foto ©Luca Laureati

Still life

I suoi still life sono incentrati su oggetti quotidiani, come utensili da cucina, bottiglie e oggetti in vetro ma anche su vegetali e ortaggi, e accompagnati da cornici che lui stesso costruite come prolungamento e supporto alla sua ricerca alchemica.

Dagli anni Novanta la natura morta diventa il riferimento artistico per Scabar, come a suggerirci una profonda riflessione sulla provvisorietà delle cose, sulla temporaneità della vita. Il teatro delle cose del 1999 diviene il suo segno distintivo, risultato di una lunga sperimentazione.

Una mostra, quella di Sergio Scabar costruita in modo intelligente e veramente intensa, che lui stesso ha voluto seguire nell’allestimento, saluto di una stagione conclusa in tutta la poesia fotografica che poteva donarci.

Terry Peterle
Terry Peterle
Nell’ambito della fotografia il suo interesse e i suoi studi si sono rivolti prevalentemente nella cultura e linguaggio fotografico, e con particolare interesse segue lo sviluppo e le diramazioni dello stesso nella fotografia attuale.

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