Mario De Biasi, un viaggio a Venezia alla scoperta del fotografo

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Mario De Biasi. Fotografie 1947-2003. È questa la grande retrospettiva fotografica che ospita Casa Ai Tre Oci di Venezia fino al 9 gennaio 2022. L’elegante palazzo storico, costituito dai “tre occhi”, in dialetto veneziano, si distingue per le tre grandi finestre che si affacciano sul bacino di San Marco adiacente a fermata “Zitelle”. È qui che sono esposte ben 256 fotografie di Mario De Biasi, in gran parte vintage.

Era il momento! – afferma la curatrice – Si sentiva la necessità di una mostra antologica che celebrasse il talento di Mario De Biasi in tutte le sue sfaccettature”. 

Una dichiarazione di forte desiderio, da parte della curatrice in collaborazione con l’archivio De Biasi, di approfondire e mostrare al pubblico le immagini del fotografo, per un’esposizione promossa e organizzata da Civita Tre Venezia con la Fondazione e Admira. 

Enrica Viganò è critica, giornalista e curatrice indipendente che dal 1992 al 1997 ha gestito la Galleria Il Diaframma Kodak Cultura e in seguito ha fondato, a Milano, «ADMIRA», studio grazie al quale tesse una rete di collaborazioni su scala internazionale e cura centinaia di mostre.

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© Terry Peterle

Mario De Biasi: come si presenta la mostra?

A tre piani suddivisa su dieci sezioni. Le immagini spaziano dal fotoreportage di eventi storici, alla ritrattistica di volti famosi, agli scatti scene di vita fino all’astratto.

Al piano terra la visita si fa subito vivace. Il titolo della mostra ben scandito sulla parete, attrae subito l’attenzione e, ad accogliere il visitatore, c’è una delle immagini più note di De Biasi che ritrae il seducente defilé di una bella e ancora sconosciuta Moira Orfei di inizi anni ’50 per la rivista Bolero Film. Un’intera sequenza dal titolo Gli Italiani si Voltano, inedita, in cui De Biasi mette in pratica l’insegnamento di Cesare Zavattini, teorico neorealista: raccontare la realtà pedinando il soggetto per favorire una sequenza cinematografica.

Nello stesso androne – e in un’ulteriore sala – il De Biasi amatore e con composizioni notevoli. Una significativa sezione dal titolo l’Italia che rinasce. Il fotografo inizia la sua avventura nell’ambito fotografico sul finire della Seconda Guerra Mondiale. È coinvolto nel racconto dei mutamenti sul finire di una straziante guerra, nella difficile ricostruzione del Bel Paese ancora dolorante, agli inizi di una timida rinascita. Errando per le città, cattura momenti decisivi ed evolve la sua innata capacità visiva al motto “[…] camminare e camminare, o anche solo fermarti e guardare con attenzione”. Belle immagini di una street photography – come diciamo oggi – in frammenti di momenti perfetti. 

E poi New York in un lampo. Di certo non causale la saletta prescelta che si affaccia sul canale veneziano. Il connubio tra due città monumento del mondo sull’acqua, Venezia – New York. Le meravigliose immagini sono i ritratti nella grande mela frutto di un’indagine indipendente dopo aver terminato l’incarico “Crociera della Moda” per conto di Epoca nel 1954. A De Biasi viene chiesto di ritrarre l’eccellenza di abiti haute-couture italiani negli Usa. L’ingrandimento su tela con la guardarobiera che sguardo dritto verso di noi spettatori, ci guarda a contorno di una vita che scorre nelle sue varie geometrie e sfumature. 

Saliamo al secondo piano e oltre a reportage emblematici di una carriera in ascesa, ciò che ‘vediamo’ da questa serie di immagini è la perseveranza del fotografo. Forza fisica e smodata determinazione rafforzate da un allestimento rosso.

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© Terry Peterle

Un allestimento unico per tracciare il percorso professionale

Il rosso per richiamare l’emblematica scritta di Epoca – rivista settimanale edito da Arnoldo Mondadori pubblicata dal 1950 al 1997 – arricchita in mostra da innumerevoli copertine discendenti del giornale per cui De Biasi collabora a partire dal 1953 fino agli anni ’80 divenendo anche caposervizio. Con l’Agonia di Budapest del 1956, il fotografo raggiunge la notorietà internazionale. Fotografa fianco a fianco agli insorti beccandosi anche una pallottola alla spalla. Inoltre, il reportage è di grande richiamo poiché Epoca lo vende a molte testate internazionali. L’insurrezione insieme ai sentimenti del momento della gente, è ciò che definisce il carattere estetico di De Biasi: la testimonianza di un evento storico e la reazione dell’umanità. 

Negli anni ’60 il racconto della situazione russa causa Guerra Fredda fino a spingersi in Siberia. Il titolo è inequivocabile A 65° Sotto Zero. Scopriamo che lì è insieme a Walter Bonatti che lo mette in guardia dal perdere l’orecchio che si stava staccando per il freddo. Sono immagini impegnative tra propaganda e condizioni di vita mediocri. 

Il 20 luglio 1969 l’uomo mette piede sulla luna con la missione spaziale Apollo 11. De Biasi immortala i retroscena alla Nasa con i protagonisti Armostrong e Aldrin. Epoca gli dedica 5 numeri con due aerei speciali che sorvolavano l’oltre Europa per il rapido arrivo delle fotografie. Un evento così unico che in redazione arrivarono centinaia di lettere dei lettori. Le fotografie parlano da sé: un evento entusiasmante con la vita tra la mani.

La mostra prosegue poi con altre tre sezioni dal titolo Il Gesto Universale. Una selezione di sotto-temi che De Biasi raccoglieva durante i suoi incarichi. “La gente si meraviglia perché io faccio tanti temi. È che io ho tanti temi in testa”.

Un racconto antropologico attraverso eccellenti composizioni che descrivono l’universo umano nelle sue più genuine sfumature. È il caso di Lunch: una mappa allestitiva che identifica i luoghi nel mondo con ritratti di una necessità per tutti. Chi è l’uomo nella pausa pranzo. Modi di vivere, contesti, dettagli, consuetudini culinarie, tradizioni nonché stoviglie e vasellame di ogni singolo Paese.

Poi, in Un Mondo di Baci. Frammenti di passione e il trionfo dell’amore in innumerevoli contesti incorniciati dall’occhio di De Biasi. E ancora in Barbieri Di Strada: una mappatura di parrucchieri di tutto il mondo intenti a soddisfare la bellezza altrui. Un ultima saletta di questo piano con lo scorrere di Fotografie dall’Italia e dal mondo a cura della figlia Silvia De Biasi. 

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© Terry Peterle

Cosa presenta la mostra al terzo piano?

L’ultimo piano si apre con l’immagine del 1955 di Fellini e Masini in gondola con a sfondo il ponte di rialto, preludio della sezione Il Cinema A Venezia. Un insieme di immagini che raccontano l’incarico affidato a De Biasi da Epoca a fine anni ’50 per tre edizioni al Cinema di Venezia. Indipendente dagli altri fotografi, si presentava ai divi percependo la personalità dell’attore o regista di turno per realizzare un ritratto genuino e identificativo. Da Romy Schneider a Sophia Loren fino alla bellissima risata di Maria Callas.

Proseguiamo nella sezione In Viaggio con Voi in cui sono gli inserti di Epoca per cui De Biasi faceva viaggiare gli italiani. 5 continenti di immagini bianco-nero e a colori in un’epoca in cui il web non si poteva neanche immaginare. Viaggi esotici di certo non alla portata di tutti e inserti che diventavano materiale didattico, scopriamo conservato dalle famiglie.

A fine mostra del terzo piano un De Biasi concettuale. Sono le fotografie catturate in natura, sezione intitolata Madre Natura: frammenti di elementi naturali che a tratti diventano astrazione. “Dovunque s’incontra la vita, s’incontra la bellezza. Basta guardarsi attorno per vederle […]”. 

Un mini documentario-intervista dal titolo “Mario De Biasi” da 28 minuti circa completa la mostra. È prodotto da Renata Tardani, diretto da Marina Spada per Miro Film.

Lungo tutto il percorso di mostra, per la prima volta, sono esposti i disegni di De Biasi. Colori vivaci e creativi, tracciati a biro o con matite colorate, sono disseminati in varie modalità allestitive da carte da lettere a block notes. Una passione che lo ha portato anche alla pubblicazione di bellissimi libretti delle edizioni Pulcinoelefante.

Terry Peterle
Terry Peterle
Nell’ambito della fotografia il suo interesse e i suoi studi si sono rivolti prevalentemente nella cultura e linguaggio fotografico, e con particolare interesse segue lo sviluppo e le diramazioni dello stesso nella fotografia attuale.

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