Fotografia europea: si parte!

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REGGIO EMILIA. Il conto alla rovescia è finito. E’ tutto pronto per le tre giornate inaugurali di Fotografia Europea 2013. Domani, sabato e domenica (3, 4 e 5 maggio) la città e la provincia si animano con quasi quattrocento mostre, eventi, workshop, conferenze e spettacoli che ruotano attorno al tema “Cambiare. Fotografia e responsabilità”. In anteprima per la stampa, questa mattina, sono state presentate la maggior parte delle mostre istituzionali – che complessivamente sono più di venti – partendo da Palazzo Casotti, per poi fare tappa in Sinagoga, alla Galleria Parmeggiani, ai Chiostri di San Domenico, per arrivare ai Chiostri di San Pietro.

 R_Lucia Ganieva_from the project_Dreaming Walls_2010 _2_©Lucia Ganieva_Multimedia Art Museum Moscow

R_Lucia Ganieva_from the project_Dreaming Walls_2010 _2_©Lucia Ganieva_Multimedia Art Museum Moscow

Il festival (www.fotografiaeuropea.it) è organizzato dal Comune di Reggio Emilia ed è alla sua ottava edizione. Nel corso della preview riservata alla stampa Elisabetta Farioli, coordinatrice di Fotografia Europea, ne ha sottolineato “l’internazionalità che, quest’anno, si fa ancora più consistente, avendo artisti provenienti dal Giappone, come Rinko Kawauchi, dalla Finlandia – è il caso di Esko Männikkö – piuttosto che dalla Russia”. A rimarcare la presenza di artisti russi è stato anche Mimmo Spadoni, assessore ai progetti speciali del Comune di Reggio, il quale – dinnanzi alle foto di Lucia Ganieva, Viktoria Sorochinski e Tim Parchikov – ha ribadito che il tema di Fotografia Europea 2013 – Cambiare. Fotografia e responsabilità – con loro si fa ancora più forte visto che “la Russia è uno dei Paesi che si è aperto di più al cambiamento mondiale in questi ultimi tempi”. Infine l’assessore alla Cultura e Università Giovanni Catellani, dopo aver ricordato che, “in questo momento particolare, credere nella cultura – dunque in un’iniziativa come Fotografia Europea – è significativo perché diventa un messaggio di speranza per il futuro”, ha rinnovato a tutti l’appuntamento con la tre giorni di inaugurazioni di questo lungo fine settimana.

R_Andrea Galvani_Higgs Ocean_7_2009_2010_©Andrea Galvani_Meulensteen Gallery New York_ Artericambi Italy
R_Andrea Galvani_Higgs Ocean_7_2009_2010_©Andrea Galvani_Meulensteen Gallery New York_ Artericambi Italy

Il tour di questa mattina è partito da Palazzo Casotti che ospita la prima mostra personale italiana della fotografa giapponese Rinko Kawauchi, dal titolo “Illuminance”. Una mostra che – come ha raccontato la stessa artista – è stata realizzata seguendo l’istinto. “Scatto quando quello che vedo combacia con quello che sento. Quando qualcosa cattura la mia attenzione, mi emoziona, lo fotografo”.

© Alessandro Rizzi
© Alessandro Rizzi

 

La Sinagoga è la “cornice” di due mostre. Quella diAlessandro Rizzi Theater Translation” e di Sergey Shestakov “Journey into the Future. Stop #1” . Rizzi, che ha realizzato servizi in giro per il mondo, l’ultimo a Tokyo, ha deciso di avvicinarsi e darvita a un progetto che raccontasse un luogo che lo ha sempre incuriosito: “Sono nato e cresciuto a Castelnovo Sotto e sin da bambino ho sempre sentito parlate del teatro ‘invertito’ di Gualtieri – ha detto – Quando ho saputo che il suo recupero è partito grazie all’intraprendenza di un gruppo di ragazzi, non ho resistito. Ho scelto di metterci piede e di mostrare a tutti la suggestione visiva molto forte che si crea in quello straordinario teatro”. Metaforicamente da Gualtieri, in Sinagoga, si arriva a Chernobyl con Sergey Shestakov (atteso in città tra oggi e domani), la cui mostra è curata da Laura Serani insieme a Olga Sviblova (direttrice MAMM di Mosca).

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La Serani ha evidenziato il tema portante della mostra, il cambiamento nel nuovo assetto dell’Europa attuale. “La mostra di Sheshakov aiuta ad averne una percezione meno relativa. Questo fotografo affronta il problema di Chernobyl e di tutta la zona interdetta a vent’anni dal disastro nucleare. Si può constatare che lo stato è rimasto tale e quale: all’epoca c’era stata addirittura una negazione dell’accaduto e oggi il problema appare ancora più attuale dopo il disastro di Fukushima in Giappone. Shestakov stava lavorando su queste zone interdette quando a Fukushima si è verificato l’episodio analogo: per questo motivo ha chiamato il lavoro Journey into the future. Stop #1 come a dire attenzione, potrebbe essere solo il primo passo verso altri incidenti. Shestakov – ha evidenziato poi la Serani – ha un approccio documentale di fondo ma con immagini di una grande sensibilità, con una forte poesia e un’attenzione che non fa che rinforzare il messaggio”.

R_Viktoria Sorochinski, Night Discovery, Montreal 2009, © Viktoria Sorochinski.
R_Viktoria Sorochinski, Night Discovery, Montreal 2009, © Viktoria Sorochinski.

La Russia è protagonista anche alla Galleria Parmeggiani con gli scatti di Lucia Ganieva che mostrano gli interni delle case della Udmurtia; con Viktoria Sorochinski che si focalizza sul rapporto madre-figlia; con Tim Parchikov, il cui sguardo è stato catturato dai sogni kitsch dei nuovi ricchi. Con la mostra di quest’ultimo Times New Roman. Episodio 3: Mosca la Serani ha spiegato di aver voluto documentare “le nuove fabbriche e i cantieri, molte ai bordi dell’autostrada tra Carrara e Massa, dove i nuovi russi acquistano copie di statue dell’epoca romana o greca, in una sorta di ritirata verso il classicismo: il fatto di mettersene una in giardino dà loro una sorta di legittimità culturale. Si affronta il tema del falso. C’è comunque da dire che queste copie tra secoli e secoli avranno il loro valore e diventeranno a loro turno lavori di un certo valore”.

E ancora: “I piani superiori, quelli degli appartamenti privati, ospitano le mostre delle due giovani artiste russe Viktoria Sorochinski con The wonder-house of Anna & Eve e Lucia Ganieva con Dreaming Walls. La prima è una mostra dedicata a una mamma e alla sua bambina, solo in apparenza banale: quando si entra nello spirito delle immagini si avverte infatti un certo turbamento e una grande tensione, perché questa bambina è qualcosa di veramente particolare, e si entra così anche nella dinamica del rapporto madre e figlia con tutte le difficoltà oggettive che può avere una donna russa che vive all’estero, in Canada, e con anche una riflessione sulla maternità. Nell’altra sala presento un lavoro sulla voglia di decorare gli interni murali delle case, in una regione agricola sperduta come la Udmurtia nella Russia centro occidentale, con paesaggi e spazi di sogno che spesso assomigliano alle cose vicino a casa come boschi e cascate, spazi di prossimità dunque ma riletti in una visione paradisiaca. La mostra rende la dimensione intimistica di una regione che conosciamo ancora abbastanza poco”.

Mick Rock
Mick Rock

Allo Spazio Gerra ci sono i Sex Pistols, i Queen e altre star ritratte da Mick Rock: ”Ho fotografato tantissime cose dagli anni Settanta in poi – ha spiegato l’eclettico fotografo – ma tutti mi chiedono di quegli scatti dell’inizio dei Settanta, come se si rifiutassero di passare oltre. Questa esposizione mostra quel periodo perché allora ci fu un cambiamento sia nell’immagine della musica che nella musica stessa. Fu un momento magico sia per la musica che per me stesso e questo ha trovato conferma negli anni perché allora questi musicisti non vendevano molto, non erano famosi, erano piuttosto considerati di nicchia mentre poi il tempo li ha resi delle vere e proprie rock star”.

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Ai Chiostri di San Domenico si omaggia Carla Cerati con le sue 160 foto fatte all’Italia degli artisti, delle alluvioni, delle proteste; poi ci sono le città “visionarie” e i bambini “informatizzati” di Thierry Cohen. Affiancato dalla curatrice della sua mostra, Laura Serani, il fotografo ha spiegato che attraverso il suo lavoro, Binary Kids, da una parte ha voluto evidenziare che “c’è un rischio per i ragazzi di perdita di immaginario e di fantasia, una riduzione dell’attività mentale”, dall’altra anche sottolineare “l’importanza dei sistemi di post produzione formatisi oggi, che allontanano sempre più dalla realtà”. A proposito dell’altra sua mostra che affronta il tema dell’inquinamento luminoso, intitolata Darkened cities – e che come la precedente è ospitata ai Chiostri di San Domenico – il fotografo ha dichiarato che “il fatto di non poter più vedere le stelle ci fa perdere il senso delle nostre origini: questo lavoro è servito a denunciare l’inquinamento cui siamo sottoposti e anche la perdita del nostro rapporto con la natura”.

 

R_David Stewart_Cow_2005_©David Stewart
R_David Stewart_Cow_2005_©David Stewart

 

Ai Chiostri di San Pietro l’adolescenza è al centro della collettiva Vita Nova (di Evan Baden, Julia Fullerton-Batten, Luigi Gariglio, Paul Graham, Lise Sarfati, Hannah Starkey, Hellen van Meene, Raimond Wouda e Tobias Zielony) curata da Walter Guadagnini: “Si affronta il tema dell’adolescenza con autori di varia nazionalità, almeno di una generazione e mezzo, da quelli nati negli anni Sessanta agli ultimi nati negli Ottanta. Ci sono alcuni nomi celebri come Paul Graham, Van Meene, Hannah Starkey, altri meno. Le foto sono tutte recenti, le più vecchie risalgono alla fine degli anni Novanta. L’idea è stata quella di trovare autori che a questo tema avessero dedicato una parte importante del loro lavoro. Sono tutte fotografie, tranne una, che raccontano in chiave documentaristica l’adolescenza con un’elaborazione forte dell’immagine in alcuni casi molto esplicita. La volontà è di raccontare queste figure in astratto offrendo uno spaccato dell’adolescenza: Lise Sarfati racconta di giovani ragazze della provincia americana, Zielony di giovani border line, fino ad arrivare a Baden che racconta dell’abitudine degli adolescenti di fotografarsi o riprendersi in atteggiamenti che consideravamo come intimi o privati e a rilanciare il tutto sul web”.

Sempre ai Chiostri di San Pietro Kabul, Fukushima, Port-au-Prince si mostrano dopo le catastrofi con Philippe Chancel. Qui ci sono poi gliArtigiani dello spazio” di Stefano D’Amadioe gli astronauti africani “The Afronauts” di Cristina De Middel.Andrea Galvani mostra il Circolo Polare Artico in “Higgs Oceans”. Un respiro internazionale permea GD4 PhotoArt (di Andrea Stultiens, Jiang Jun, Tomoko Sawada, Txema Salvans).

Esko Männikkö in “Time will make all plain” analizza – come ha detto lui stesso – Reggio e il cambiamento del paesaggio. A fornire qualche dettaglio sulla mostra è stata la curatrice Marinella Paderni: “Questo artista riesce a trasformare la fotografia in una vera e propria opera d’arte, lontana dall’essere documentaria. Il titolo della mostra è tratto da frase di Shakespeare, che tradotta suona come “il tempo si farà vedere”. Il senso del suo lavoro è di averlo cercato nei diversi luoghi di Reggio: i murales nel cantiere delle ex Reggiane, alcuni casolari abbandonati dai contadini, gli internati al manicomio con alcuni particolari dell’ex manicomio, le sculture del cimitero monumentale e il feto dei gemelli conservati ai Musei Civici, intitolata The Blues Brothers. La mostra cattura il senso del tempo e della memoria attraverso un viaggio in questi luoghi che sono parte della storia ed della cultura reggiana in cui il tempo si percepisce in maniera lenta e molto più densa rispetto ad oggi dove il tempo è liquido e le esperienze si perdono. Il fotografo ha individuato le corrispondenze tra i diversi luoghi facendo emergere un punto di vista esterno che rivela dettagli cui non sappiamo più guardare”.

Anders Petersenomaggia gli emiliani colpiti dal sisma. La metamorfosi del corpo si coglie con Speciale diciottoventicinque (collettivo di giovani reggiani guidati da Alessandro Bartoli, Fabio Boni, Fabrizio Cicconi e Laura Sassi). Umoristiche sono le foto di David Stewart, come quella di una mucca travestita da elefante.

Inoltre ci sono altri luoghi teatro di mostre istituzionali. La Biblioteca Panizzi, dove si possono ammirare i templi del Siam, il Giappone, la Turchia e la Pechino imperiale con la Collezione Pansa; al Centro Internazionale Loris Malaguzzi viene presentato Figura umana moltiplicata, progetto realizzato da Reggio Children insieme ai bambini.

 

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