Fotografia e archivi. Se ne parla con Guido Guidi, William Guerrieri, Andrea Simi

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Fotografia e archivi. Se ne parla con Guido Guidi, William Guerrieri, Andrea Simi
William Guerrieri, Women (trittico), elemento #2, 2003. Courtesy dell'artista

MODENA. Mercoledì 24 maggio, alle ore 18, la sede didattica di Fondazione Fotografia, in via Giardini 160 a Modena, ospiterà un incontro con i fotografi Guido Guidi, William Guerrieri e Andrea Simi, incentrato sulla relazione tra fotografia e archivi.

I tre autori rifletteranno sul duplice ruolo dell’archivio fotografico, inteso, da un lato, come contenitore dell’esperienza personale e, dall’altro, come ambito di una possibile ricerca artistica. Ad accompagnarli nella discussione sarà Silvia Vercelli, curatrice della mostra su Tina Zuccoli.


 

Nato nel 1941 a Cesena, dove vive e lavora, Guido Guidi è stato tra i primi, in Italia, a fotografare il paesaggio marginale della provincia. Le sue ricerche sull’edilizia spontanea della Romagna orientale, o sulla Strada Romea che collega Cesena a Venezia, o quelle successive sulle aree industriali di Porto Marghera e Ravenna, si concentrano su luoghi liminari, familiari al fotografo, e condividono un carattere aperto e interrogativo. Il lavoro da lui condotto negli anni è un’operazione simile a quella di uno ‘scavo stratigrafico’. Senza imporre idee preconcette, Guidi raccoglie sistematicamente i segni del passato e del presente: le sue fotografie portano alla luce le tracce accumulate dall’uomo, attivando il pensiero – proprio e altrui – nel momento in cui la fotografia si guarda, nell’incessante ricerca di risposte alla perplessità suscitata da una realtà mutevole e sempre più precaria.

Fotografo e curatore, William Guerrieri è stato ideatore insieme a Guido Guidi del progetto Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea. La sua ricerca, che spesso si avvale di materiali d’archivio e di fotografie anonime, si appropria, fin dai primi anni Novanta, delle strategie tipiche del post-modernismo, pur rimanendo caratterizzata da approccio conoscitivo ed etico. Il prelievo d’immagini da archivi, notiziari locali, fondi fotografici aziendali, ecc.. inizia a partire già dai primi anni Novanta con “Identità di Gruppo” (1994-1997), realizzato attraverso il prelievo e il riutilizzo di immagini tratte da pubblicazioni di volontariato. In “Oppositions” (1997) sotto forma di dittici ed immagini singole, vengono presentati dettagli di interni degli spazi di socializzazione delle maestranze di Porto Marghera, insieme a dettagli di fotografie d’epoca, selezionate dagli archivi del sindacato (FILCEA) di Mestre. L’utilizzo di Guerrieri d’immagini anonime in progetti d’indagine territoriali sarà una caratteristica costante del suo lavoro. Dopo il progetto “Oppositions”, seguiranno altri progetti dove le immagini d’archivio saranno utilizzate a volte come unica fonte per la ricerca, come in “Sigma” (2002) e “Archivio Camera del lavoro” (2003), oppure utilizzate, con diverse soluzioni, con fotografie contemporanee dell’autore, come in “Luoghi dello stato” (2000), “Il Villaggio” (2009) e il più recente “The Dairy” (2013).

Andrea Simi (1973, Siena) vive e lavora a Bologna. I suoi progetti personali sono incentrati sull’indagine fotografica di ispirazione “topografica” e stile documentario. Nell’ambito di questo “genere” fotografico svolge anche attività di curatela, nel 2016 con la collettiva “Il mondo così come appare” (Guido Guidi, Vittore Fossati, Paola De Pietri, Cesare Ballardini, Marcello Galvani), nel 2017 con “Guido Guidi, Le Corbusier _ 5architetture”, entrambe presso la Galleria Unosunove Arte Contemporanea di Roma. Dal 2015 in collaborazione con Silvia Vercelli lavora a “ReVisioni”, un progetto in più capitoli sulla rilettura contemporanea degli archivi attraverso la fotografia e la pratica artistica in genere, di cui fa parte la mostra “Tina Mazzini Zuccoli. ReVisioni di un archivio fotografico” in corso a Fondazione Fotografia.

 

L’incontro, ad ingresso libero, è organizzato a margine della mostra ‘Tina Mazzini Zuccoli. ReVisioni di un archivio‘, in corso fino al 4 giugno presso la Fondazione.