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AppuntamentiTutte le mostre di FotoIndustria 2019

Tutte le mostre di FotoIndustria 2019

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Con novembre a Bologna torna FotoIndustria 2019, la prima biennale dedicata dedicata alla fotografia dell’industria e del lavoro.

L’evento, alla quarta edizione, è curato da Francesco Zanot e si svolgerà a Bologna, dal 24 ottobre al 24 novembre e vede 11 mostre dislocate in altrettanti palazzi e gallerie del centro. Curiosità sui fotografi in mostra?

Beh, potrete vedere foto di Albert Renger-Patzsch, André Kertész, Luigi Ghirri, Lisetta Carmi, Armin Linke, David Claerbout. Inmostra anche foto di giovani autori come Matthieu Gafsou, Stephanie Syjuco, Yosuke Bandai e Delio Jasse. A tutto questo si aggiunge la mostra Anthropocene al Mast.

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LUIGI GHIRRI – Palazzo Bentivoglio Ferrari, Maranello,1985-88 © Eredi di Luigi Ghirri

Il tema di FotoIndustria 2019 è costruire


Costruire. Un‘azione cruciale, intimamente radicata nella natura della specie umana, qui viene esplorata a tutto tondo, dalle sue radici storiche e filosofiche agli inevitabili risvolti scientifici.

Dalle città alle industrie, dalle reti energetiche a quelle infrastrutturali, dai sistemi di comunicazione alle reti digitali. La Biennale indaga il complesso sistema dinamico del fare che caratterizza la presenza dell’uomo sul pianeta.

È questa attività che dà forma alla tecnosfera: l’insieme di tutte le strutture, che gli esseri umani hanno costruito per garantire la loro sopravvivenza sul pianeta. Uno strato artificiale al di sopra della crosta terrestre definito così dal geologo Peter Haff, professore di geologia e ingegneria civile alla Duke University.

Attraverso lo sguardo degli artisti, le mostre offrono una panoramica su questo nuovo strato artificiale che l’uomo ha costruito nel tempo e si sta sviluppando a velocità vertiginosa.

FotoIndustria 2019 Delio Jasse
DÉLIO JASSE – Fondazione del Monte Palazzo Paltroni Algures, 2019 Courtesy of the artist and Tiwani Contemporary

Le mostre: Lisetta Carmi, Bandai

Lisetta Carmi, Italia

Genus Bononiae – Santa Maria della Vita, via Clavature, 8

In mostra a Bologna due suoi lavori, entrambi realizzati nel 1964. Il primo è un progetto sul porto di Genova, dove ritrae con la medesima intensità le forme maestose e terrificanti e la fatica degli uomini.

Il secondo è una serie sugli stabilimenti dell’Italsider di Genova. Accompagna la mostra la musica di Luigi Nono. Lui, con Lisetta Carmi, ha visitato gli stabilimenti nel 1964, registrandone i rumori.

Yosuke Bandai, A Certain Colletor B

Museo Internazionale e Biblioteca della Musica. Strada Maggiore, 34

I rifiuti sono un inevitabile oggetto di attenzione e dibattito nel contesto della Tecnosfera. Per via della loro natura in gran parte tecnologica e artificiale, minacciano l’umanità a causa dei tempi di smaltimento sempre più lunghi. A volte servono decenni per smaltirli, altre volte secoli, a volte addirittura millenni.

Il fotografo giapponese li mette al centro del proprio lavoro. Raccoglie una serie di rifiuti e altri materiali trovati e ne fa una serie di sculture minime e fragili, che durano il tempo di una ripresa fotografica. Il risultato sono immagini attraenti, misteriose e disturbanti. Immagini frutto di un attento processo di revisione in cui gli oggetti di partenza sono completamente trasformati.

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LISETTA CARMI – Santa Maria della Vita Porto di Genova 1964 © Lisetta Carmi. Courtesy of Martini & Ronchetti, Genova

Le mostre: Claebout, Gafsou

David Claebout, Olympia

Spazio Carbonesi – Palazzo Zambeccari, via De’ Carbonesi 11

Olympia è il più ambizioso e visionario progetto realizzato dall’artista belga David Claerbout. Protagonista è il
celebre Olympiastadion di Berlino, noto per avere ospitato le olimpiadi del 1936, progettato dall’architetto Werner March. Lo stadio sarebbe dovuto resistere per mille anni: tale era infatti la durata attesa dai gerarchi per l’intero ciclo del Terzo Reich.

Per questo lavoro David Claerbout si è dunque chiesto come sarebbe apparso l’Olympiastadion tra un millennio. Per farlo ha sviluppato un complesso software di computer grafica che simula il degrado dell’architettura in tempo reale in una proiezione di grande formato, fino alla sua totale sparizione.

Matthieu Gafsou, H+

Palazzo Pepoli Campogrande, via Castiglione 7

Il Transumanesimo è un movimento che vuole migliorare le performance cognitive, psichiche e fisiche dell’uomo attraverso l’utilizzo della scienza e della tecnologia. Spesso abbreviato con la sigla H+, è il soggetto della mostra del fotografo svizzero Matthieu Gafsou.

Il progetto costituisce una vasta ricerca su questo fenomeno, svolta all’interno di istituzioni scientifiche, laboratori e comunità in diversi paesi. Il lavoro documenta dispositivi e innovazioni che vanno dai supporti medici (pacemaker, protesi, arti cibernetici) agli innesti di microchip, dai cibi sintetici alle strategie anti-invecchiamento.

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MATTHIEU GAFSOU – Palazzo Pepoli Campogrande 4.5.1 © Matthieu Gafsou / Galerie C / MAPS

Da vedere: Ghirri, Jasse, Kertész

Luigi Ghirri, Prospettive industriali

Palazzo Bentivoglio, via del Borgo San Pietro 1

Ghirri ha plasmato un intero immaginario fotografico, trasformando gli oggetti della propria quotidianità e l’intero paesaggio circostante in autentici strumenti di riflessione concettuale. Ghirri ha realizzato però anche importanti nuclei di lavoro per l’architettura, la pubblicità e l’industria.

In mostra a Bologna le fotografie realizzate per Ferrari, Costa Crociere, Bulgari e Marazzi, in gran parte inedite, presentate insieme ad altri materiali. Dagli album di provini originali alle cartelle finali, strumenti preziosi per approfondire la carriera di un protagonista assoluto della storia della fotografia.

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LUIGI GHIRRI – Palazzo Bentivoglio Costa Crociere, 1989-1990 © Eredi di Luigi Ghirri

Delio Jasse, Arquivo Urbano

Fondazione del Monte – Palazzo Paltroni, via delle Donzelle 2

Delio Jasse ha rappresentato il proprio paese, l’Angola, alla 56esima Biennale di Venezia. Qui presenta il suo ultimo lavoro, Arquivo Urbano. Una serie dedicata alla capitale dell’Angola, Luanda, città abitata da 8 milioni di persone che dovrebbero duplicare entro un decennio.

Le foto sono state realizzate con la sovrapposizione di diverse immagini e rimandano al passato coloniale che si riflette nelle facciate degli edifici e promuovono una complessa riflessione sul futuro.

Jasse guarda al passato e contemporaneamente realizza una sorta di utopia architett