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Fotografia Europea 2022, nel segno di un’invincibile estate

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Reggio Emilia riconferma l’appuntamento con la fotografia. Fotografia Europea 2022, infatti, tornerà ad animare la città dal 29 aprile al 12 giugno.

Il tema di quest’anno sarà Un’invincibile estate, titolo preso in prestito da una celebre frase di Albert Camus e che vuole esprimere come le nostre forze interiori, pur nel cuore dell’Inverno, tendano inevitabilmente a sprigionarsi infine nel trionfo e nel continuo rinnovarsi della vita.

Una metafora che ha accompagnato la direzione artistica del festival, composta da Tim Clark e Walter Guadagnini, che ha selezionato i lavori dei protagonisti di quest’anno combinando sguardi internazionali e sensibilità differenti.

Alla base del Festival, come sempre, ci saranno storie e racconti molto spesso intimi, altre volte più aperti e sfacciati. In entrambi i casi, l’obiettivo è quello di stimolare nuovi punti di vista e offrire una riflessione sulla complessità del mondo e dei fili che intrecciano i suoi abitanti ai quattro angoli del pianeta. Molteplici sguardi sulla contemporaneità che passano attraverso il medium della fotografia. Utili per interrogarsi sul ruolo delle immagini e della cultura visiva in questo particolare momento storico.

Nicola Lo Calzo, Ernest con le rose di santa Rosalia, artista togolese. 2018, Villa Giulia
Nicola Lo Calzo, Ernest con le rose di santa Rosalia, artista togolese. 2018, Villa Giulia © Nicola Lo Calzo / Podbielski Contemporary

Le mostre di Fotografia Europea 2022 ai Chiostri di San Pietro

Come sempre le sale dei monumentali Chiostri di San Pietro saranno il fulcro del festival. Qui saranno ospitate ben dieci esposizioni.

Al primo piano, in ordine di percorso, troviamo Nicola Lo Calzo con il progetto intitolato Binidittu. La sua è una riflessione sulla condizione delle persone migranti nel Mediterraneo attraverso la figura di San Benedetto il Moro, il primo santo nero della storia moderna. Il santo è considerato un’allegoria dei nostri tempi: luogo d’incontro tra il Mare Nostrum e il mondo, tra la memoria e l’oblio, tra il razzismo banalizzato e l’humanitas condivisa.

In mostra c’è anche Hoda Afshar con Speak The Wind. Il fotografo qui svela gli straordinari paesaggi dell’Iran, la sua gente e i loro rituali, fotografando il vento e gli intrecci di tradizioni e credenze che porta con sé, per formare una registrazione visibile dell’invisibile attraverso l’occhio dell’immaginazione.

La fotografa americana Carmen Winant, invece, con Fire on World offre una serie di narrazioni mostrando centinaia di diapositive ritrovate. Foto di protesta, di nascita e di piccoli mondi, che si allineano ordinatamente e messe insieme formano un quadro più ampio di disordine sociale e dissenso.

Il giapponese Seiichi Furuya con la mostra First trip to Bologna 1978 /Last trip to Venice 1985 racconta il primo e l’ultimo viaggio fatto insieme a sua moglie Christine Gössler. E lo fa attraverso ritratti intimi e fermo immagini, che gli hanno permesso di ricostruire la memoria di quei momenti, fino al suicidio di Christine.

Chloé Jafé, No title. Jun San. 2016, Osaka
Chloé Jafé, No title. Jun San. 2016, Osaka © Chloé Jafé

Il fotografo inglese Ken Grant, invece, porta a Reggio Emilia Benny Profane, un progetto a lungo termine su un distretto portuale nei dintorni di Liverpool. Un soggetto che, nei suoi scatti, diventa un punto di un’immersione in uno spazio e in coloro che da esso dipendono, un resoconto di parentela e sfida in una terra difficile.

Il giovane Guanyu Xu con Temporarily Censored Home trasforma lo spazio domestico e conservatore della sua infanzia, in scena di rivelazione, protesta e bonifica queer. Lo fa mediante un mosaico di immagini raccolte da riviste di moda e cinema occidentali, nonché ritratti di sé stesso con altri uomini, per mettere in scena una performance profondamente intima e politica.

La fotografa Chloé Jafé con I give you my life racconta la storia, spesso sconosciuta, delle donne della Yakuza, ovvero la mafia giapponese tra le più leggendarie al mondo. Un racconto su mogli, figlie e amanti che orbitano intorno alle attività criminali dei gangster maschi e che a loro hanno dedicato la loro esistenza.

Jonas Bendiksen, invece, diffonde il caos nella comunità del fotogiornalismo con The Book of Veles, progetto che accorpa le fake news generate nella piccola e sconosciuta cittadina macedone di Veles. Questo per dimostrare – attraverso un misto di reportage classico, modelli di avatar 3D e sistemi di generazione di testo con intelligenza artificiale – che la disinformazione visiva confonde anche i professionisti dei media addestrati.

Infine, il francese Alexis Cordesse con Talashi, (parola che in lingua araba significa frammentazione, scomparsa) spiega cos’è la guerra civile siriana. Come? Attraverso le fotografie personali scattate da coloro che vivono in esilio: un atto di rievocazione collettiva tra intimità e Storia.

Mary Ellen Mark, Tiny in her Halloween costume, Seattle, Washington, 1983
Mary Ellen Mark, Tiny in her Halloween costume, Seattle, Washington, 1983 © 1963-2013 Mary Ellen Mark / Howard Greenberg Gallery, NY

Un focus su Mary Ellen Mark

La mostra storica di Fotografia Europea 2022 sarà ospitata nelle sale affrescate del piano terra dei Chiostri di San Pietro. La protagonista? Mary Ellen Mark, fotografa documentarista che dal 1964 fino alla sua morte nel 2015, ha realizzato saggi fotografici intensamente vividi e rivoluzionari che esplorano la realtà delle persone, soprattutto donne, in una varietà di situazioni complesse e spesso difficili, dolorose, a volte quasi impossibili.
Mary Ellen Mark: The Lives of Women, a cura di Anne Morin, abbraccia l’umanità di queste donne e la condivide con un pubblico più ampio, fornendo ai suoi soggetti una voce significativa, spesso estremamente potente.

Pearson Road, Paradise, California, USA. July 2021, Maxime Riché
Pearson Road, Paradise, California, USA. July 2021, Maxime Riché

I vincitori della Open Call alla Galleria Santa Maria

I progetti dei vincitori della Open Call di questa edizione saranno visibili in un nuovo spazio: la Galleria Santa Maria, posizionata nel cuore del centro storico. Qui troveremo Simona Ghizzoni con Isola, il racconto di un recupero di una relazione con la natura e con le persone nell’Appennino Emiliano.

La spagnola Gloria Oyarzabal, fotografa e cineasta, fissa il focus della sua indagine sul concetto di Museo in particolare in un’ottica colonialista con il progetto Usus fructus abusus.

Infine, Maxime Richè, parigino, da tempo si misura con la capacità di adattamento dell’uomo rispetto alle conseguenze degli sconvolgimenti ambientali. In Paradise, il focus è l’incendio che in sole quattro ore ha incenerito l’omonima città californiana e le persone che nonostante ciò, tornano per ricostruirsi una vita, proprio dove la vita è stata così brutalmente cancellata.

Luigi Ghirri, Rimini, 1977 Eredi Ghirri
Luigi Ghirri, Rimini, 1977 © Eredi Ghirri

Luigi Ghirri a Palazzo dei Musei

Ad abbracciare il festival reggiano ci saranno anche numerose altre mostre partner. Tra queste In scala diversa. Luigi Ghirri, Italia in miniatura e nuove prospettive, a cura di Ilaria Campioli, Joan Fontcuberta e Matteo Guidi. Un’esposizione che arriva al trentennale della scomparsa del fotografo e che parte dalla serie In scala realizzata da Ghirri in più riprese, dalla fine degli anni Settanta alla prima metà degli Ottanta, nel parco divertimenti Italia in Miniatura di Rimini.

Una serie che approfondisce i temi del doppio, della finzione e dell’idea stessa di realtà. Ma sopratutto che va a creare un dialogo con la raccolta di materiali (tra cui cartoline, documenti e immagini) che il fondatore del parco, Ivo Rambaldi, ha realizzato lungo tutta la penisola allo scopo di raccogliere quanta più documentazione visiva possibile per la costruzione dei plastici.

Herbarium con Alessandra Calò

Sempre a Palazzo dei Musei c’è Herbarium. I fiori sono rimasti rosa. Una mostra che nasce dal progetto “Incontri! Arte e persone”, progetto di Reggio Emilia Città senza Barriere – STRADE dedicato all’incontro tra fragilità e creatività e che ha coinvolto l’artista Alessandra Calò. Con lei hanno lavorato sette persone con fragilità per realizzare un vero e proprio erbario, attingendo alla ricca collezione dei Musei e utilizzando di antiche tecniche di stampa fotografica a contatto.

Riccardo Svelto, La Cattedrale
Riccardo Svelto, La Cattedrale. © Riccardo Svelto

La Giovane Fotografia Italiana ai Chiostri di San Domenico

I Chiostri di San Domenico ospitano la nona edizione di Giovane Fotografia Italiana, progetto del Comune di Reggio Emilia che valorizza i talenti della fotografia italiana contemporanea under 35. La mostra, Possibile, è a cura di Ilaria Campioli e Daniele De Luigi. Presenta le ricerche di: Marcello Coslovi, Chiara Ernandes, Claudia Fuggetti, Caterina Morigi, Giulia Parlato, Riccardo Svelto, Giulia Vanelli.

Tutti artisti selezionati da una giuria internazionale, composta dai curatori e da Chiara Fabro – Festival Panoràmic di Barcellona, Shoair Mavlian – Photoworks di Brighton e Krzysztof Candrowicz – Fotofestiwal di Łódź.