Una collezione fotografica permanente all’ex Stabilimento Florio a Favignana

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L’ex Stabilimento Florio delle Tonnare di Favignana e Formica, in Sicilia, dal 6 ottobre ospita la collezione fotografica permanente Imaginarium.

Si tratta delle produzioni fotografiche di Alessandra Calò, Nicolò Degiorgis, Giorgio Di Noto e Valentina Vannicola. Gli artisti sono stati selezionati per il progetto Imaginarium dedicato alle “nuove produzioni e sperimentazioni nella fotografia italiana”, a cura di Arianna Catania e presentate in anteprima a Gibellina Photoroad 2023.

L’ex Tonnara di Favignana: uno spazio suggestivo aperto alla fotografia

L’ex Tonnara di Favignana è considerato oggi un polo museale tra i più estesi e prestigiosi del Meridione d’Italia. Si tratta di un’antica tonnara di andata, una tra le più grandi del Mediterraneo, che ha sede nell’isola di Favignana, dell’arcipelago delle Egadi. Fu qui che, alla fine dell’800, Ignazio Florio inventò il rivoluzionario metodo di conservazione del tonno costruendo così lo stabilimento.

Lo stabilimento, una volta chiuso, è stato trasformato in un museo dedicato alla pesca e alla lavorazione del tonno, in cui si possono trovare persino reperti archeologici ritrovati nell’arcipelago, alcuni dei quali legati alla Battaglia delle Egadi. Negli anni nel museo sono state ospitate anche mostre prestigiose, da Herbert List a Sebastião Salgado.

La collezione permanente Imaginarium

Imaginarium è uno dei progetti vincitori dell’avviso pubblico Strategia Fotografia 2022, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura a sostegno dell’arte emergente e delle nuove produzioni artistiche.

Il progetto è stato promosso dall’associazione culturale On Image in partnership con Comune di Favignana e di Gibellina, Fondazione Orestiadi, MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo (Roma), festival Planches Contact (Francia), Format Festival (Regno Unito), Visual Impact e Miarté.

Ha coinvolto i quattro artisti italiani- Alessandra Calò, Nicolò Degiorgis, Giorgio Di Noto e Valentina Vannicola- in residenze artistiche sull’Isola di Favignana (Trapani), finalizzate alla produzione di nuove opere inedite.

Alessandra Calò, χθόνιος 

Questa storia è il risultato di ore di cammino, osservazione e ascolto di tutti gli elementi vivi che compongono l’isola di Favignana: la terra, la pietra, la gente. In questo preciso ordine l’artista ha cercato di costruire (o forse ricomporre) una serie di avvenimenti che hanno caratterizzato e reso unico questo luogo.

Calò è partita dalla terra, che i pirriaturi scavavano per portare alla luce la pietra – la calcarenite – ed è arrivata alla terra, che oggi è custodita nelle cavità che danno luogo ai giardini ipogei. In questo luogo, passato e presente reale si mescolano con fatti, leggende, possibili verità e mitologie lontane. Il progetto si arricchisce del contributo letterario di Marilena Renda: la fotografia e la parola traducono e rafforzano il significato della cavità, inteso come spazio generativo.

Nicolò Degiorgis, Alibaba e il rifiuto dell’oro

Nel centro di Favignana sulle mura di cinta erette attorno al castello trasformato in carcere, un grande graffito accoglie i visitatori: “Vi prego tener l’isola pulita”. Prendendo a cuore questo messaggio urlato silenziosamente Degiorgis ha voluto riflettere sul senso di una residenza d’artista, sul valore della documentazione e sulle ripercussioni di un artista, prima dell’uomo, sull’equilibrio di un ecosistema.

Così nasce Il rifiuto dell’oro, un’azione caratterizzata dall’atto della raccolta dei rifiuti depositati sulle coste d’Europa, con particolare attenzione al colore blu. Assieme a Il rifiuto dell’oro in mostra è presentato Alibaba, un libro che raccoglie un’infinità di piccole immagini di gommoni colorati. Provengono dal sito di Alibaba, dove i gommoni erano acquistabili prima che un acceso dibattito sulle testate europee portasse allo loro rimozione. I gommoni venivano pubblicizzati come appositamente concepiti per il trasporto di profughi. 

Giorgio Di Noto, Stratificazioni

Favignana è costituita per la gran parte di roccia calcarea, un tipo di calcarenite bianca che è stata scavata ed estratta per anni nelle numerose cave realizzate dall’uomo sotto terra e a cielo aperto. Grotte sotterranee, labirinti e falesie disegnano oggi un paesaggio aggressivo e spettacolare, alterato dall’erosione e dagli interventi antropici. Elementi naturali ed artificiali hanno così trasformato quest’isola in un luogo a tratti cupo, come quello di un campo dopo una battaglia.
Di Noto ha cercato di rappresentare questa atmosfera lavorando sul concetto di alterazione e stratificazione, sperimentando il modo in cui la materia e gli naturali che caratterizzano Favignana potessero interferire ed entrare in relazione con le fotografie. Così come la sua morfologia è stata alterata dal vento, dal mare e dall’estrazione della roccia, il fotografo ha lasciato che questi stessi elementi alterassero i negativi realizzati durante i giorni di residenza. Il calcare, la roccia, la sabbia e il sale dell’acqua marina sono così entrati a contatto con l’emulsione fotografica lasciando, ogni volta in modo diverso, una traccia che crea un nuovo paesaggio.

Valentina Vannicola, Terra Cava

Il lavoro prende spunto da una riflessione dell’antropologo e paleontologo André Leroi-Gourhan sui modi di rappresentazione mitografici individuati nelle manifestazioni grafiche del paleolitico, dove per mitogramma s’intende un’immagine in cui più elementi sono disposti in uno spazio “irraggiante”, in cui le figure sono le protagoniste di un’operazione mitologica. Un esempio di questa manifestazione grafico-linguistica è presente nelle Isole Egadi, precisamente nella grotta di Cala dei Genovesi che ospita un complesso di figure parietali preistoriche di fondamentale importanza.

Tale suggestione si inserisce nell’osservazione del paesaggio delle Egadi, e in particolare di Favignana, caratterizzato da una forte struttura ipogea dove si susseguono grotte, sprofondamenti, cave ed erosioni. Ed è proprio qui tra il buio e la luce, il pieno e il vuoto che avviene la messa in scena per immagini di Valentina Vannicola, dove i personaggi evocano, attraverso una nuova reinterpretazione iconografica, i caratteri simbolici delle antiche pitture rupestri. In un mitogramma contemporaneo, le figure spariscono o affiorano dal paesaggio, si fondono con esso e in esso performano l’atto magico di cattura e irradiazione della luce, elemento abbacinante di un’isola ricca di ombre perturbanti.

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