Tre mostre di Fondazione 3M (per 3 week end) in Valle Camonica

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Fondazione 3M – ETS partecipa per la prima volta alla nona edizione di Segni – Festival della Fotografia a Capo di Ponte, un comune della Valle Camonica in provincia di Brescia.

Il festival si svolgerà nei weekend del 26-27 agosto, 1-2-3 settembre, 8-9-10 settembre. La rassegna di mostre diffuse è nata con l’obiettivo di valorizzare e promuovere la cultura fotografica in Valle Camonica intrecciando la dimensione della fotografia come mezzo espressivo e artistico, come mezzo documentario e storico ma anche come attiva possibilità di partecipazione e scoperta del patrimonio artistico del territorio. 

Sono tre le mostre proposte dalla Fondazione 3M nel corso della manifestazione.

Rita Giannuzzi in Italia piccola di Mario Soldati, 1957
Rita Giannuzzi in Italia piccola di Mario Soldati, 1957

La magia della luce

L’archivio storico fotografico di Fondazione 3M fra le sue quasi 110.000 opere fra stampe, lastre, negativi, diapositive e album di oltre 1.300 autori conserva una corposa sezione riservata al cinema. È una presenza legata all’origine stessa dell’archivio che formalmente si inaugura nel 1984 ma nasce da un corpus iniziale creato nel dopoguerra dall’azienda Ferrania (poi acquisita nel 1964 da 3M) che produceva, unica in Italia, sia pellicole fotografiche che cinematografiche.

Se alcune immagini provengono dall’archivio di Ferrania (rivista mensile di fotografia, cinematografia e arti visive 1947-1967) la maggior parte, data l’importanza assunta agli occhi di registi e direttori della fotografia dalla pellicola Ferrania, erano quelle realizzate per promuovere i film.

Oggi queste opere hanno assunto il ruolo di testimonianza. Lo dimostra la differenza fra i primi scatti che evocano le atmosfere teatrali e quelli successivi quando l’arrivo di autori come Franco Pinna, Tazio Secchiaroli, Pierluigi Praturlon legati allo stile reportagistico conferisce alle immagini un nuovo dinamismo.

Ciò non significa che scompaiano le classiche figure dei bravi operatori che sapevano muoversi su un set senza per questo vantare particolari velleità culturali né tanto meno artistiche. Proprio per questa ragione molto spesso non firmavano le loro opere e ne risulta quindi difficile l’attribuzione. Da cui la dicitura “autore non identificato”, una indicazione aperta a chi ne riconosca a posteriori la paternità.

Se in genere le riprese riguardano le scene più significative dei film, altrettanto interessanti, come si vede in questa scelta, sono le fotografie di backstage dove i protagonisti sono gli operatori, i macchinisti, i registi in un intrigante panorama che, sia pure involontariamente, sembra anticipare il François Truffaut di La nuit américaine. È un modo per entrare nel mondo del cinema con le sue rotaie su cui si muove la macchina da presa, i suoi ciak, le sue luci, le sue sedie da regista ed i suoi personaggi. Perché un archivio è tale se conserva il suo patrimonio facendolo vivere evocando il passato per rendere più affascinante e consapevole il presente. 

© Sergio Caminata, Drag Queen
© Sergio Caminata, Drag Queen

C’è tutto un mondo. Dal cortile intransigente all’universo inclusivo

Il presente non fruisce né del fascino dei tempi remoti di cui spesso si sopravvalutano gli aspetti positivi né dell’incanto misterioso di quelli che devono ancora arrivare ma ha il vantaggio di confrontarsi con la realtà che è dialettica e non fa necessariamente vincere i peggiori istinti che talvolta sembrano prevalere.

Da queste considerazioni la Fondazione 3M è partita per dare il proprio contributo a una visione del mondo aperto e inclusivo. L’archivio fotografico si è rivelato una preziosa fonte di spunti e intuizioni che hanno consentito di creare questa nuova mostra costituita da 34 immagini opera di sedici autrici e autori diversi per formazione, stile ed età ma accomunati da uno sguardo che sa posarsi con sensibilità e delicatezza su una realtà che al razzismo, all’intolleranza, al fanatismo sa contrapporre il desiderio di accoglienza, generosità, comprensione.

Quando Elio Luxardo si sofferma sul corpo, lo fa per esaltarne la bellezza e accettare quella sensualità che nessuna censura potrà mai reprimere: è la stessa sottolineata da Teresa Carreño e sublimata in immagini cariche di una simbologia allusiva da Christian Voght.

La dimensione onirica del rapporto con gli altri è, invece, colta da Franco Donaggio con fantasiosi ritratti femminili, da Mario Lasalandra con richiami alla ritualità del mondo arcaico, da Giuliana Traverso che questi aspetti li coglie nella dimensione del teatro. Ai reporter spetta da sempre il compito di indagare fra le pieghe della realtà per fermare istanti significativi e gesti simbolici: lo hanno fatto Gaetano Morana con l’abbraccio fra i due pugili amici di diverso colore e Zeno Bassani con la bambina bionda che stringe a sé una bambola nera.

Raoul Iacometti e Giancarla Pancera parlano, invece, della contemporaneità: il primo con immagini fortemente empatiche che raccontano il legame fra i volontari e le persone più bisognose di aiuto non solo fisico, la seconda cogliendo con la rapidità cara agli street photographers piccoli ma significativi segni del cambiamento dei tempi come il negozio che espone alla curiosità dei passanti il manichino di un uomo che si dedica alla cura del suo bambino.

I protagonisti di un mondo aperto compaiono nei molti ritratti presenti in mostra: Silvia Amodio e Lorenzo Salvatori raccontano l’esistenza delle nuove famiglie, Sergio Caminata indaga con immagini dai cromatismi accesi nel mondo delle Drag Queens, Silvia Alessi accosta in un dialogo incisivo la donna avvolta in un burqa e la ragazza che, nuda, l’abbraccia. L’amore, infine: se Fabrizio Garghetti lo evoca nelle immagini di “Paradise now”, lo spettacolo con cui il Living Theatre nel 1969 teorizzava che “chi vede sulla scena che si può ‘andare più lontano’, capisce che può farlo ugualmente nella realtà”, Pietro Rovida dà vita a quell’utopia con immagini dove tenerezza e sensualità si fondono in un erotismo che non conosce confini di genere. 

Ferdi Hartung Sport im photo
Ferdi Hartung Sport im photo

Accendere la passione. Lo sport come vissuto condiviso

Lo sport, da sempre fonte di orgoglio e ammirazione, nel corso del tempo ha evoluto quella che è la sua rappresentazione. Dai poeti classici all’avvento della fotografia, il ritratto dello sport si è via via arricchito di simbolismo e autenticità.

I gesti atletici catturati nell’istantanea hanno trasformato l’effimero in testimonianza epica. La fotografia, testimone e interprete, ha così reso tangibili – ed eterne – l’energia e la passione che attraversano e nutrono lo sport. Il legame tra sport e fotografia non trova la sua realizzazione solo nelle immagini spettacolari di performance e vittorie, ma ha molto altro da dire. Attraversando il tempo passato e lo spazio che viviamo, la fotografia sportiva testimonia spaccati della nostra società, raffigura momenti sociali, rappresenta l’inclusione, la fiducia, la cooperazione. Divulga messaggi positivi che parlano a tutti, costituendosi come potente leva d’ispirazione e coinvolgimento.

Per info: www.segnifestivalfotografia.it 

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