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MostreItaliaFour stories, The Human Voice al Mia Fair Milano

Four stories, The Human Voice al Mia Fair Milano

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In occasione di Mia Fair 2022, la fiera più prestigiosa in Italia dedicata all’arte fotografica, in
programma al Superstudio Maxi di Milano dal 28 aprile al 1° maggio, Tallulah Studio Art
presenta “Four stories: The Human Voice”.

Il progetto fotografico, a cura di Patrizia Madau, esplora l’umanità e la sua realtà, storie che disegnano il ritratto della collettività attraverso gli occhi ironici, intensi e scanzonati di quattro artisti: Bruna Rotunno, Piero Figura, Donatella Izzo e Dario Zucchi.

Bruna Rotunno, Human Voice #1, Milano, 2020
Bruna Rotunno, Human Voice #1, Milano, 2020, Ed. 1/3 +2P.d.A, 60×40 cm, Fine Art Barita, Canon Mark IV

Four stories, The Human Voice: quattro fotografi racconta la collettività

Four stories – The Human Voice” è il racconto contemporaneo della nostra umanità nelle sue
diversità, una narrazione che raccoglie un detonatore poetico comune attraverso sequenze e
squarci simbolici del mondo e della sua realtà.

Il corpus di opere di Bruna Rotunno, “Human Voice”, da cui il nome del progetto, ritrae la collettività e il suo valore. Le immagini sono vibranti, intense, intime e cariche di poesia, riflettono
un’esplorazione del mondo e della sua umanità.

L’artista si concentra sui ritratti esplorando e trascendendo i generi e, attraverso la sua sensibilità visionaria, crea un ponte diretto ricco di significato con lo spettatore, invitando lo stesso a riflettere sulla gradazione della società contemporanea, creando analogie e differenze tra le diverse culture umane capaci di attraversare i confini culturali.

Piero Figura, FUCK, 2022
Piero Figura, FUCK, 2022, Serie “Saying without saying”, Ed. 1/10 +2P.d.A, 70×100 cm

Diverso è il lavoro di Piero Figura che, dopo l’architettura, il design e la pittura, debutta come
fotografo. Il suo nuovo progetto artistico, “Saying without saying”, nato durante la pandemia in
totale assenza di contatti, mette a fuoco la gestualità insita nel genere umano come patrimonio da
tutelare. Secondo Aristotele le mani sono una diramazione del cervello e così l’artista, enfatizzando
il linguaggio delle mani, contestualizza il momento storico creando delle opere ironiche, leggere e
giocose. Piero Figura rivisita la fotografia intervenendo pittoricamente con la sua cifra stilistica: il
drappo a righe o a pois simbolo di protezione.

Figura “crea” nel vero senso della parola le sue foto; dopo aver fotografato il soggetto, stampa le foto su una carta speciale per poterci disegnare sopra immaginando di avvolgere il soggetto in un tessuto a pois. Dopodiché, ritaglia la sagoma del soggetto da incollare su un altro foglio di carta colorata, ottenendo un soggetto quasi tridimensionale in contrasto con un fondo assolutamente piatto. A questo punto fotografa il tutto dandoci un’opera apparentemente semplice e leggera ma dai contenuti e una tecnica molto profondi ed elaborati.

Nelle sue foto Piero Figura preserva e protegge i gesti con la pittura, creando un bozzolo iconico intorno al soggetto scelto, racchiudendo in uno scatto una formula artistica tutta sua. Le opere che ne derivano parlano un linguaggio popolare tutto italiano dove la cultura delle masse si fonde al virtuosismo.

Donatella Izzo, The guardian, 2015
Donatella Izzo, The guardian, 2015, Serie “The Dreamers”, Ed. 2/5+2P.d.A, 73×105 cm

L’immaginario collettivo caratterizza il lavoro di Donatella Izzo. I luoghi dismessi, abbandonati, in
evidente stato di incuria sono al centro della serie “The Dreamers”, progetto nato nel 2013 ed in
continuo sviluppo, che ha nello spaesamento percettivo il denominatore comune di tutta la
produzione.

L’artista costruisce una dimensione parallela attraverso una visione trasfigurata ed enigmatica della realtà umana che si impone al pubblico destabilizzandone la comprensione ed obbligandolo a cercare nuove chiavi di lettura. I soggetti delle sue fotografie impersonificano il bene e la bellezza, la purezza e la forza ma, estratte dal loro habitat consueto e inserite in un contesto diverso, fanno affiorare altre sensazioni come quelle legate all’incertezza dei tempi e la precarietà della vita.

La fotografia di Dario Zucchi esplora il mondo dei musei americani e dei visitatori che lo animano.
La sua attrazione per l’arte contemporanea lo porta a indagare sulla collettività e le sue stravaganze.
L’artista va al di là della semplice osservazione, stabilendo un collegamento visivo fra lo spettatore
e l’opera d’arte per poi indagarlo.

Nelle sue fotografie Zucchi esamina le illuminanti, seppure generalmente non riconosciute, connessioni fra l’arte contemporanea e i suoi ammiratori. Le sue fotografie si collocano ai margini fra realtà e finzione, caratterizzate dall’ironia. Scrutando gli spettatori cattura i segreti dell’anima umana. L’immaginario può sembrare scherzoso, quasi un gioco di parole visivo, ma allo stesso tempo provocatorio.

Dario Zucchi, DZ 2013.12.239, 2013, Serie “Animalia”, Ed. 1/10+2P.d.A, 57,5x120 cm, National Museum of Natural History, Washington, D.C., Opera di sfondo: Simone Sbaraglia
Dario Zucchi, DZ 2013.12.239, 2013, Serie “Animalia”, Ed. 1/10+2P.d.A, 57,5×120 cm, National Museum of Natural History, Washington, D.C., Opera di sfondo: Simone Sbaraglia

Per info: tallulahstudioart.com