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ProjectRobert Capa per Beatrix Lengyel

Robert Capa per Beatrix Lengyel

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<<Robert Capa è uno dei più grandi fotografi del XX secolo, se non addirittura di tutti i tempi>>. E’ così che inizia il testo di Beatrix Lengyel, curatrice della mostra “Capa in Italia” (che racconta con l’occhio del reporter gli anni della seconda guerra mondiale in Italia con 78 immagini in bianco e nero scattate nel biennio 1943/1944), contenuto all’interno dell’omonimo catalogo edito da Fratelli Alinari.

 

il catalogo Alinari
il catalogo Alinari

 

Ecco qui una parte del testo di Beatrix Lengyel che potrete trovare nella sua veste integrale solo all’interno del catalogo.

 

Robert Capa è uno dei più grandi fotografi del XX secolo, se non addirittura di tutti i tempi. Un corrispondente di guerra dotato di tutte le qualità indispensabili al giornalista di razza: la tenacia, la necessaria aggressività nel raggiungere il cuore degli avvenimenti, l’inventiva, eccellenti capacità relazionali. A queste si aggiungevano le doti di un grande artista: forte sensibilità, capacità di riconoscere e scegliere temi, senso di composizione.

Nonostante conoscesse la paura, fu con coraggio impegnato in tutti i più importanti scenari bellici attorno alla metà del XX secolo, avendo sempre ben presente l’eterno dilemma del giornalista e del fotoreporter: esserci per richiamare l’attenzione del mondo al dolore, senza però poter personalmente aiutare gli afflitti.

Robert Capa svolse la propria professione con la massima intensità, rendendo quel costante conflitto interiore uno strumento nello sforzo di mostrare sempre ciò che veramente ritenesse importante. Mai nessun altro vi è riuscito completamente, perché nessuno mai si è trovato abbastanza vicino alla scena, come per altro lui stesso ebbe a confessare: “Se le tue fotografie non sono all’altezza, non eri abbastanza vicino”.

Era vicino alla morte del miliziano, era nel mezzo del bagno di sangue dei primi a sbarcare in Normandia, e, naturalmente, anche nel mezzo della guerra d’Indocina, dove calpestò la mina fatale. Visse una vita intensa, passionale, vorace nel desiderio di tutto ottenere, campione dell’azzardo. Una vita in cui non potevano trovare posto figli, una vita fatta di solitudine, una vita da apolide, la cui fine era forse già stata scritta dal destino. Probabilmente questo era l’unico modo per vivere e mostrare al tempo stesso tutto ciò che lo circondava.

Le fotografie di Robert Capa sono impresse nella memoria collettiva come piccoli frammenti del XX secolo. Sono tessere di un simbolico mosaico degli istanti che separano vita e morte e delle atrocità delle cinque guerre di cui fu testimone. Grazie alla delicatezza, all’umanità, alla spontaneità e alla sensibilità dei suoi scatti, generazioni di fotografi hanno compreso come sia possibile immortalare i dimenticati e gli ultimi nell’intimità degli attimi di cui si compone una vita, siano essi attimi di commozione, sollievo, terrore o felicità.

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Parigi, Robert Capa nell'autunno del 1935
Parigi, Robert Capa nell’autunno del 1935

 

L’analisi storica della serie fotografica acquisita nelle collezioni dell’Archivio Storico Fotografico del Museo Nazionale Ungherese e i nuovi quesiti sorti in corso d’opera sono all’origine di una seconda grande mostra che viene allestita in Italia e che presenta le fotografie di Capa scattate durante la sua attività di corrispondente dal fronte italiano. Con il 2013 coincidono non solo il centenario della nascita di Capa, ma anche l’anno culturale ungherese in Italia, e, fatto ancor più determinante, il settantesimo anniversario di una svolta fondamentale nella storia contemporanea del Paese: lo sbarco delle forze alleate in Sicilia e a Salerno durante la seconda guerra mondiale.

Robert Capa fu tra i primi a fornire corrispondenze dallo scenario bellico per testate con tirature di milioni di copie, come “Life”, “Collier’s”, “Illustrated”: le rapide azioni in Sicilia e in seguito le operazioni rese difficoltose tra Napoli e Cassino, che fecero soffrire soldati e civili. Nonostante ciò, il periodo italiano della carriera di Capa resta un po’ ingiustamente in ombra rispetto alle altre fotografie scattate durante la seconda guerra mondiale. Le mostre finora allestite in Italia hanno posto l’accento sulla carriera complessiva di questo padre del fotogiornalismo (Torino, 2013), oppure, nella scelta del tema bellico come nodo centrale, le immagini in questione non sono state prese in considerazione (Milano, 2009).

Una serie di motivi ha concorso a relegare fino ad oggi questi scatti su un secondo piano d’interesse: l’oggettiva importanza delle immagini relative allo sbarco in Normandia o alla vittoria delle forze alleate a Parigi e Berlino, ma probabilmente anche la sensibilità del dibattito storico-politico a proposito delle vicende del fronte italiano. Basti però pensare che quasi un decimo delle 937 fotografie della serie Master Selection illustrano gli sviluppi bellici in Italia: 78 fotografie che non possono rappresentare una casualità.

Queste immagini mostrano con forza drammatica i tragici sviluppi della guerra in Italia, gesti umani consegnati all’eternità, che condensano il corso degli eventi in fotografie a carattere artistico e documentaristico, eventi che in un certo senso pervadono ancora oggi la mentalità collettiva italiana. Le fotografie di questa importante sezione non vanno interpretate solo come mere immagini, ma anche come documenti storici, proprio come gli scatti dei fotografi inglesi ed americani relativi allo sbarco di Anzio, recentemente esposti al Vittoriano (Roma, 2011).

Il sottile limite che divide il corrispondente di guerra dal fotografo militare viene qui continuamente oltrepassato in entrambe le direzioni. Capa non documentava sistematicamente, ma come corrispondente di guerra fotografava con sensibilità artistica e forza documentaristica il vero volto della guerra, i sentimenti, le persone comuni. La mostra italiana è dunque allo stesso tempo una mostra storica, documentaristica, ed artistica. In questo senso assume anche un ruolo prominente nel ciclo di iniziative nell’ambito dell’anniversario CAPA 100, organizzato dal Museo Nazionale Ungherese, che custodisce queste fotografie nel suo Archivio Storico Fotografico.

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