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I 50 anni di Les Rencontres de la Photographie di Arles

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Happy Birthday to the Rencontres! Les Rencontres de la Photographie ad Arles quest’anno compie 50 anni e, come il direttore del festival Sam Stourdzé afferma: “l’edizione è un omaggio ai fondatori Lucien Clergue, Michel Tournier e Jean-Maurice Rouquette – che non ci sono più – ma molto hanno fatto per promuovere la fotografia contemporanea in racconto, come specchio dei tempi ed evoluzione della società”.

E, aggiungiamo noi, negli anni anche come connubio sperimentale tra le arti visive.

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La mostra di christian lutz © terry peterle

L’edizione di quest anno – che abbiamo visitato – ci ha portato in mostre del passato ma soprattutto in tematiche contemporanee, talvolta delle vere chicche, talvolta delle vere riscoperte. 

mostre arles 2019 martin parr
La mostra di Martin Parr © terry peterle

Ecco il nostro report delle mostre di Rencontres d’Arles

Per la sezione di omaggio e celebrazione del festival, Happy Birthday!, sicuramente da visitare a Mécanique Générale “50 Years, 50 Books. A Selection from the Martin Parr Collection” una selezione di libri fotografici dall’archivio di Martin Parr dal 1969 al 2018.

La mostra “Clergue & Weston”presso Croisiére è il dialogo tra il lavoro di Weston presentato nel 1970 – allora molto rare in Francia – alla prima edizione del festival e immagini di animali fossilizzati e quaderni degli anni ’50, inediti di Lucien Clergue. 

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La mostra di Martin Parr © terry peterle

Per la sezione Rereading – rivisitazione fotografica – è visitabile, in prima istanza, negli spazi espositivi presso l’Espace Van Gogh: una mostra molto interessante – soprattutto per chi coltiva la street photography – “Helen Levitt. Observing New York’s Streets” a cura di Walter Moser, prodotta in collaborazione con l’Albertina Museum di Vienna.

La mostra evidenzia come la Levitt cercasse non solo soggetti di strada nella loro vita quotidiana – quelli di New York appunto – ma un ricercato ed intenzionale surrealismo fotografico, rispetto ai volti e alle “maschere” assunte – reali e immaginarie.

Un’ampia e ben costruita carrellata di fotografie in bianco e nero, immagini a colori – scelta stilistica tardiva – e poi la visione nella regia cinematografica.

mostre arles 2019 tom wood
mostra di tom wood © terry peterle

Un viaggo al femminile

Un viaggio nel mondo femminile, indagato da uno sguardo femminile è la mostra “Eve Arnold, Abigail Heyman & Susan Meiselas. Unretouched Woman”. La visione fotografica di tre donne sulle donne, poetica ma anche diretta, senza filtri, nell’intimità e quotidianità femminile degli anni ’70.

Una mostra altrettanto interessante è quella di “Tom Wood. Mother, Daughters, Sisters” un archivio di immagini proprie raccolte dal fotografo prima che diventasse fotografo di professione, che ci racconta anche della sua passione di archiviazione fotografica: vita quotidiana e mondana in scene di strada, con una selezione di cartoline famigliari, tra intimità e complicità femminile. Un invito anche per noi spettatori a riconsiderare i nostri archivi personali.

mostre arles 2019 varietes
varietes © terry peterle

Le 200 opere originali di avanguardia fotografica, con nomi importanti tra cui Berenice Abbott, Florence Henri, Man Ray e German Krull – e tanti altri – attraverso il racconto della rivista fotografica Variété apparsa per la prima volta nel 1928 – e conclusasi nel 1978 – è l’esposizione “Variétés, An Avant-garde Review”. Una mostra molto ben costruita, impegnativa e sicuramente indicata per gli amatori più sofisticati.

mostre arles 2019 evangelia krianioti
la mostra di evangelia krianioti © terry peterle

Una mostra dedicata agli esclusi

Per la sezione My body is a Weapon – esistere, resistere e fotografare -, una mostra che ci ha molto affascinati e catturati è “The Living, The dead and those at Sea” della fotografa ellenica Evangelia Kranioti.

L’artista raccoglie in questo suo lavoro, molto ben curato assieme a Matthieu Orléan ospitata nella Chapelle Saint-Martin du Méjan, decenni di immagini tratte dai suoi viaggi: porti di carico, autostrade, il backstage di un carnevale, cimiteri, rovine di guerra.

Fotografie, ambientazioni ed installazioni visive dove la Kranioti disegna il suo racconto in un quadro alla ricerca degli esclusi, degli emarginati dalla società e degli invisibili.