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Imp 2021: perché andare a vedere il festival di fotogiornalismo di Padova

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Se sei un appassionato di fotogiornalismo, di fotografia documentaria, di storie (vere) raccontate dietro ad un obiettivo allora non puoi perderti l’edizione 2021 dell’Imp, il festival di fotogiornalismo di Padova.

Alla sua seconda edizione, questo evento è unico in Italia perché porta nel nostro Paese fotogiornalisti da tutto il mondo, ma soprattutto va a scovare i nomi italiani per mostrarci i loro lavori.

Le mostre sono belle e tante e, ancora una volta, si possono ammirare tra diverse sedi della città padovana: dall’ex macello alla galleria cavour.

Imp 2021 cosa vedere festival fotogiornalismo Padova
© Francesco Gozzi

L’ex Macello è la sede che presenta più e differenti visioni. Ad ogni “box” è allestita una mostra, di un autore diverso, che apre le porte ad un mondo, a diverse storie, a molteplici realtà che ci circondano ma che spesso non consideriamo. Questo spesso accade per scarsa informazione o perché pochi (o nessuno) ne parlano.

Ecco che allora questa è l’occasione per scoprire la comunità di Gloriavale con Marta Bortoli. Realtà cristiana altamente conservatrice, formata da 600 membri che vivono in una zona remota nella parte occidentale dell’isola meridionale della Nuova Zelanda, qui membri sono caratterizzati dall’abbigliamento blu e da uno stile di vita molto frugale. In “Blue is the color of the sky” andiamo a scoprire i loro sacrifici, il loro mondo, il loro credo, le loro restrizioni.

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© Francesco Gozzi

Con Fulvio Bugani voliamo verso a Cuba per scoprire un Paese oppresso da più di 60 anni dagli Stati Uniti, ricco di discrepanze sociali e le profonde cicatrici. Mentre con Valentina Piccinni e Jean-Marc Caimi torniamo in Italia per scoprire che l’economia agricola salentina è messa in ginocchio dalla Xylella Fastidiosa, un patogeno batterico trasmesso dagli insetti.

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© Francesco Gozzi

Antonio Faccilongo ci porta invece in Cisgiordania e con “Habibi” ci racconta una storia d’amore ambientata nel mezzo di uno dei conflitti contemporanei più lunghi e complicati: la guerra israelo-palestinese. Qui, in mezzo al conflitto, le donne contrabbandano lo sperma dei loro cari imprigionati per mettere al mondo figli.

Con Laura Liverani andiamo invece in Giappone per scoprire 6 differenti comunità del Giappone contemporaneo: dalle ragazze pom pom anziane alla scuola per modelle senior. Dalle lottatrici di sumo ai surfisti di Fukushima.

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© Francesco Gozzi

Ancora all’ex macello, il lavoro di Annalisa Natali Murri realizzato in Repubblica Dominicana, a più di ottant’anni dal famigerato “massacro di prezzemolo”. Un tragico evento in cui quasi 30.000 haitiani furono brutalmente massacrati dalle forze militari dominicane solo per motivi di odio razziale. Qui, al confine tra Haiti e Repubblica Dominicana, c’è ancora l’ombra della violenza e della stigmatizzazione.

Con Raffaele Petralla si va invece in Siberia, nell’area militare ristretta di Mezen, a 300 km da Arkhangelsk e a pochi km dal Circolo Polare Artico. Qui gli abitanti, che basano la loro sopravvivenza sulla caccia e la pesca, sono abituati a costruire gli oggetti della loro vita quotidiana con i frammenti raccolti dai razzi spaziali del Cosmodromo di Plesetsk. Frammenti che non dovrebbero cadere in queste zone e che sono “protetti” da un componente molto tossico.

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© Francesco Gozzi

Con Nadia Shira Cohen scopriamo, poi, le sfide che ogni giorno devono affrontare le donne in gravidanza nell’El Salvador contemporaneo, tra le minacce delle gang e l’estrema povertà.

Mentre Miguel Candela, invece, ci porta dentro alla protesta contro la legge di estradizione che avrebbe consentito il passaggio ‘automatico’ di sospettati da Hong Kong alla Cina continentale.

Infine, Fausto Podavini ci mostra come la valle dell’Omo, in Etiopia, sta radicalmente cambiando per via degli investimenti esteri sulle nuove fabbriche di cotone. Realtà con cui dovremo presto fare in conti con l’ambiente.