E’ stata prorogata fino al 22 aprile la mostra “Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli.

L’esposizione è stata pensata per celebrare i trent’anni di The Perfect Moment del 1988, mostra itinerante e libro in cui l’autore celebra i venticinque anni di fotografia attraverso i suoi famosi ritratti, la poesia dei suoi fiori, lo studio del corpo nella sua avvenenza tra maschile e femminile ed il suo erotismo ma anche angoli più spinti della sessualità umana, tra cui il feticismo ed il sadomasochismo.

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La mostra di Mapplethorpe al museo Madre di Napoli © terry peterle

La mostra al Madre: tra sensualità e teatro

La mostra del Madre, curata da Laura Valente e Andrea Villani – in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York – è allestita in chiave teatrale in cui la storia dell’arte è messa in scena e comprende oltre 160 opere suddivise in tre sezioni.

Le immagini di Robert Mapplethorpe (New York, 4 novembre 1946 – Boston, 9 marzo 1989) si fanno spazio tra opere archeologiche, rilievi in bronzo, manufatti in avorio e altri reperti provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dal Museo e Real Bosco di Capodimonte e infine dalla Reggia di Caserta.

Opere che, insieme, vogliono coinvolgere lo spettatore in una rappresentazione coreografica di un balletto, nello studio dei corpi tra antico e contemporaneo.

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La mostra di Mapplethorpe al museo Madre di Napoli © terry peterle

Tre sezioni per scoprire Mapplethorpe


Le immagini esprimono la personalità dell’autore, formatasi in prima istanza nella scena underground di New York, tra contestazioni, rivolte studentesche e inquietudini letterarie e artistiche dei primi anni ’70 e in questo le sezioni costruite dai curatori sono declinazione del suo temperamento e della sua quotidianità: una coreografia di vita e arte, in fotografia.


Nella prima sezione, Ouverture, i ritratti di corpi nel nitore più bello dell’esistenza: ballerini, atleti, modelli nella luce giovane, virile, scultorea, rinascimentale e michelangiolesca, spesso ricoperti da pigmenti cromati per rafforzare l’effetto scultoreo cercato.

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La mostra di Mapplethorpe al museo Madre di Napoli © terry peterle

Una ricerca dell’antico

Il ragazzo che amava Michelangelo”: così Patti Smith – poetessa e cantante con cui Mapplethorpe dal 1970 si lega in una profonda relazione di amicizia, amore e arte – introduce l’evidente ricerca della bellezza attraverso lo studio della storia dell’arte dell’artista.

La ricerca dell’antico di Mapplethorpe in chiave moderna era evidentemente voluta dall’autore, motivo per il quale in questa parte della mostra lo studio della fisicità è affiancata da torsi di atleti di sculture in marmo del I e II secolo d.C, rinvigorita in una intensa luce ambiente che avvolge tutta la stanza dell’ouverture.

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La mostra di Mapplethorpe al museo Madre di Napoli © terry peterle

Mapplethorpe: il legame con Patti Smith e Sam Wagstaff

Nella sala accanto a questo inizio, i ritratti di Patti Smith e di Sam Wagstaff, due figure molto importanti, entrambi compagni di vita dell’autore nel corso degli anni.

La Smith, incontrata a vent’anni, fu per Mapplethorpe un amicizia speciale decennale e musa ispiratrice di molti suoi stupendi ritratti – celebre l’immagine scattata da Mapplethorpe del suo album d’esordio Horses – e Wagstaff che fu suo curatore, mecenate e apripista nella scena artistica, che gli regalò, inoltre, la sua prima macchina fotografica Hasselblad.

“Una offerta alla musa e una dedica al mecenate” accanto ai ritratti l’opera Flower (1985) per Smith e Orchid with Hand per Wagstaff “prima che lo spettacolo abbia inizio”.

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La mostra di Mapplethorpe al museo Madre di Napoli © terry peterle

‘Le mie foto come arte e poi come fotografie’


L’introduzione, dunque nella seconda sezione della mostra Perfomer: “voglio che le persone vedano le mie opere prima come arte, e poi come fotografie”. In uno spartiacque di due sale, il visitatore è in comunicazione – nella prima stanza – tra una vera e propria performance dello studio del corpo a figura intera.

Tra queste ’immagine Lisa Lyon Joshua Tree del 1980, immagini di dettagli del corpo sia in primo piano tra cui la meravigliosa serie di White Gauze (1984) – esplicito rimando a Gli Amanti di Renè Magritte (1928), che in tensione piuttosto che torsi, muscoli, pettorali ed addominali, tendini ed arti rigidamente distesi, espressione di perfezione estetica e bellezza classica accanto a opere del XVI e XVII secolo, come lo studio di piedi (1579 ca.) di Bartolomeo Passerotti.

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La mostra di Mapplethorpe al museo Madre di Napoli © terry peterle

Ritratti di amici e vita quotidiana

Nella seconda stanza della seconda sezione, lo spettatore può scorrere la vita personale dell’artista tra immagini di persone amiche, di affetti quotidiani, di persone incontrate per lavoro oltre che di lavori commissionati in un quadro collettivo della società newyorkese e di volti noti degli anni Settanta e Ottanta del XX secolo.

Persone che Mapplethorpe ebbe modo di ritrarre nell’intimità del suo studio, sapendo bene che la conoscenza semplificava il risultato fotografico, soprattutto quando dava precise indicazioni sul set, diventando regista delle proprie immagini. Ecco che si incrociano Arnold Schwarzenegger, Philip Glass con Robert Wilson e David Hockney con Henry Geldzahler (1976), Carolina Herrera (1979), Louise Bourgeoise e il gallerista della Pop Art Leo Castelli (1982), Doris Saatchi, Andy Warhol, Francesco Clemente e Lucio Amelio (1983), Susan Sontag (1984) oltre che fotografie ove compaiono i danzatori della NYC Contemprary Ballet (1980).

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La mostra di Mapplethorpe al museo Madre di Napoli © terry peterle

Mapplethorpe: i ritratti di sè


Nella sala centrale – terza sezione – un tappeto rosso per danzatori congiungono lo spettatore ad una serie di immagini che ritraggono l’autore stesso. Mapplethorpe in alcuni scatti di sè stesso, noti e meno noti, sono il fulcro di questo balletto contemporaneo in cui al centro c’è l’autore stesso.

Attigua a questa sezione, due stanze: l’(Un)Dressing Room, concepita come un camerino per il riscaldamento prima dell’esibizione dei ballerini, allestito con le immagini dell’artista rispetto al suo studio e la X(Dark) Room (sala vietata ai minori), in cui il visitatore si confronta con le opere più spinte dell’autore, esplicitamente sessuali e fuori da ogni tabù.


l lavoro di Robert Mapplethorpe, spesso pregiudicato per l’imbarazzo delle tematiche ricercate, labile confine – anche superato – tra grazia assoluta del corpo, perfezione estetica e sessualità spinta – è, a trent’anni dalla sua scomparsa, certa espressione di una fotografia provocatoria viva e comunicativa.

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