REGGIO EMILIA. Le mostre per Fotografia Europea alle Casette Elemosinarie proseguiranno fino al 1° giugno. Di queste ve ne vogliamo segnalare alcune.

 

ph Fiorella Iacono
ph Fiorella Iacono

 

Uno era di Fiorella Iacono e s’intitolava “Goli otok, isola nuda”, nome di un carcere croato fino al 1988. Il viaggio fotografico di Fiorella Iacono si svolge dentro un luogo ormai sfigurato dal tempo e documenta il rapporto di sopravvivenza traumatica e reciproca che intercorre tra la memoria e le rovine: capannoni distrutti, edifici dismessi, interni devastati.

 

ph Fiorella Iacono
ph Fiorella Iacono

 

La ricerca di Fiorella Iacono tende a ricostruire e assieme a restituire lo sguardo di chi era costretto a vivere e a soffrire dietro quei muri circoscritti, di là da quelle porte che rimandano a soglie infernali. Il punto di vista dell’artista-fotografa si muove così tra la prospettiva ampia, spesso volumetrica, degli edifici calati nell’idillico – ma mai rassicurante – paesaggio insulare; e la minuzia di dettagli che allo sguardo passeggero del visitatore sembrerebbero minori o poco significativi e che invece, grazie alla calibratissima costruzione di ogni fotogramma, danno conto della pietà e della crudezza insite nella vita carceraria: una porta, un muro con alcune scritte, i graffiti di un tempo perduto, due finestre vicine, ferrose e attraversate dalla luce cangiante del mare. L’intenzione dominante di chi ha abitato nei decenni l’”isola nuda” è stata quella di fuggire, godendo il blu profondissimo del mare come possibile via di scampo. Nessuno c’è mai riuscito: molti morirono e i loro nomi sono stati rimossi, cancellati. Sono rimasti gli oggetti, gli spazi, le ferite di cui Fiorella Iacono ci dà conto in questo suo intensissimo percorso, vòlto prima di tutto a testimoniare lo sguardo di quei prigionieri (riunito all’empatia del nostro che vuole ricordare) protesi a varcare quel perimetro di morte.

 

ph Luca Monzani
ph Luca Monzani
ph Luca Monzani
ph Luca Monzani

 

L’altro progetto che vi vogliamo segnalare è quello di Luca Monzani dal titolo “Krakow Landscape” un racconto per immagini in cui traspare lo stato di triste abbandono in cui versano molti edifici della Cracovia. Netto il contrasto, quasi esistenziale e necessario, degli stabili governativi, ancora ben conservati, e delle abitazioni destinate al proletariato, deplorevolmente in degrado. I negativi presentati nella mostra di Luca Monzani sono stati lasciati nella misura standard del medio formato 6×6, come se l’immagine ci apparisse dietro una finestra e noi spettatori fossimo limitati al solo atto dell’osservare come gli influssi storici e politico/dogmatici, possano aver alterato l’urbanistica della città.

ph Luca Monzani
ph Luca Monzani

 

 

Comments

comments

LEAVE A REPLY