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Tra sogno e realtà, cosa vedere a Fotografia Europea 2021

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Dopo un anno di stop e di incertezze, dovute alla pandemia da Covid, l’edizione 2021 di Fotografia Europea a Reggio Emilia ha avuto inizio. Tra le grandi novità di quest’anno le esposizioni, sia al chiuso che all’aperto, che donano al festival un’impronta simile agli eventi europei, che ricordano le atmosfere francesi della vicina Arles.

Ma vediamo cosa c’è vedere in questa edizione tutta reggiana.

fotografia europea 2021 cosa vedere
© Francesco Gozzi

Il nostro viaggio inizia dai Chiostri di San Pietro, in via Emilia, dove si trovano la maggior parte delle mostre di Fotografia Europea 2021. Una location che ci immerge subito nel tema diq questa edizione, che è dedicata ai sognatori. O meglio, citando Rodari, “Sulla Luna e sulla Terra / fate largo ai sognatori!”.

È qui che il giardinetto dei Chiostri è stato trasformato in luogo magico, con tanto di cielo stellato.

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© Francesco Gozzi

Salendo al primo piano del palazzo, poi, si viene accolti da “L’isola” di Vittorio Mortarotti e Anush Hamzehian. Un’opera che alterna suoni a video per raccontare una comunità, quella di Yonaguni (nell’Oceano Pacifico) che rischia di scomparire per sempre, con le sue tradizioni, la sua cultura e la sua lingua. Suoni e video, dicevamo, soffusi per tutto il percorso, alternando le fotografie sul muro e appositi teloni, grazie al supporto dei proiettori.

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© Francesco Gozzi

Il percorso prosegue con i giochi di David Jiménez: è lui che, con Aura, gioca fino ai limiti della percezione. Un lavoro che cerca di ricreare un territorio fittizio definito da confini astratti, accostando foto di figure umane o animali a disegni ed altri immagini.

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© Francesco Gozzi

È qui che si fa spazio INDEX G, progetto di Piergiorgio Casotti e Emanuele Brutti curato da Fiorenza Pinna. Un lavoro che mette in scena una specie di opera teatrale del silenzio, fatta di assenza di personaggi e delle loro storie peculiari. Tra ritratti e immagini di auto e paesaggio questo lavoro ci fa percepire come vengono vissute certe sensazioni, tra cui isolamento e povertà, dalle persone di una determinata comunità.

L’idea di contrapporre il bianco e nero per i ritratti, le stanze delle case, ai colori per i paesaggi esterni rende il progetto ancora più intenso.

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© Francesco Gozzi

Il secondo capitolo delle mostre al primo piano dei Chiostri di San Pietro, poi, prosegue con altre due esposizioni che trovano spazio lungo le pareti dei corridoi della struttura. Si inizia con The Tower Series di Donovan Wylie sulle architetture per lo più invisibili che intrecciano la presenza del conflitto nel tessuto della vita quotidiana.

E poi si prosegue con La Bete: a modern tale di Yasmina Benabderrahmane. La fotografa racconta un viaggio nel suo paese natale, il Marocco, nel tentativo di recuperare quattordici anni di assenza e per la sua esposizione viene utilizzato tutto lo spazio verticale possibile.

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© Francesco Gozzi

Ed è qui che si riapre nuovamente lo spazio. Ad accoglierci una grande ed immensa struttura in legno a cui sono state appese le fotografie di Noémie Goudal. Telluris è un gioco in cui geografie reali e teoriche creano uno spazio tra la realtà fisica e la sua rappresentazione mentale. Un intreccio tra immagini e spazio.

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© Francesco Gozzi

In una stanza a lato della struttura realizzata per la mostra dedicata a Goudal si trova una delle mie mostre preferite di questa edizione 2021 di Fotografia Europea. Si tratta del progetto di Raymond Meeks, realizzato nel corso di diverse estati vicino allo stretto ponte che attraversa gli affluenti di Bowery e Catskill Creeks, non distante dalla sua casa di campagna. Sotto al ponte, una cascata scende per circa 18 metri su una pietra calcarea coperta di m